Pagine Romaniste (Alessio Nardo) – Va in archivio una lunga stagione che lascia in eredità numeri e dati sui quali poter riflettere a mente fredda. La Roma ha viaggiato tra alti e bassi, svolazzando allegramente (e spesso trionfalmente) in Champions e concedendosi qualche pausa di troppo in campionato. Si dovrà ripartire alla grande, con la necessità di fare buon uso del materiale a disposizione di tecnico e dirigenti. Ad esempio, la difesa. Il blocco arretrato che, senza alcun dubbio, ha avuto un rendimento altissimo, sviluppando numeri assai promettenti, se è vero come è vero che se si vuol vincere in Italia bisogna partire per forza da lì. Basti pensare ai 23 clean sheet sui 51 match totali disputati in stagione: chiuso con porta imbattuta il 45% delle partite giocate. Non male affatto.

La Roma terminò il torneo 2016-2017 con 38 gol subiti, ben 10 in più rispetto a quello appena concluso. In trasferta le reti al passivo furono 20, quest’anno soltanto 9, con i giallorossi che si sono imposti come miglior difesa esterna della Serie A, chiudendo ben 12 gare su 19 lontano dall’Olimpico con porta imbattuta. Una compattezza evidenziata anche nel finale di campionato, con 2 soli gol incassati nelle ultime 7 gare disputate. Da rivedere, invece, il rendimento difensivo in Europa, perlomeno “anomalo”: appena 2 reti subite in casa (entrambe col Liverpool; porta inviolata con Atletico, Chelsea, Qarabag, Shakhtar e Barça) e ben 17 in trasferta, media di una ogni 32 minuti. Gli allenatori non amano parlare di difesa ma di fase difensiva, e l’uomo più importante in tal senso rimane inequivocabilmente Daniele De Rossi. Anche qui, parlano i numeri: nei 2610’ trascorsi col numero 16 in campo, la Roma ha incassato 21 gol (uno ogni 124 minuti) mentre in sua assenza le reti al passivo sono state 28 in 1980’: una ogni 71 minuti. Trentaquattro anni e mezzo, è vero, ma una capacità straordinaria, ancora oggi, nel saper proteggere la linea difensiva con letture precise e tempismo perfetto nei recuperi. Anche i difensori, con la presenza di Daniele, si sentono più tranquilli.

Poi c’è lui, ovviamente. L’uomo che nei casi estremi si è dimostrato spesso invalicabile. Alisson Becker ha guadagnato sul campo l’etichetta di miglior portiere al mondo grazie a 9 mesi di assoluto spessore, con pochissime sbavature. Ed è pronto a dare l’assalto al Mondiale dopo aver solamente annusato un trofeo con la Roma. Il fuoriclasse brasiliano è l’elemento più utilizzato da Di Francesco: 4410’ in campo e due sole sfide saltate, col Toro in Coppa Italia ed il Sassuolo all’ultima. 47 gol subiti in tutto: uno ogni 94 minuti. In campionato 28 reti al passivo in 3330’ (una ogni 119’). Il giocatore di movimento con più minutaggio è invece Aleksandar Kolarov (4141’), pilastro inamovibile nonostante i 32 anni e mezzo. La coppia difensiva più utilizzata, nella difesa a 4, è chiaramente Manolas-Fazio (27 volte insieme dal 1’) davanti a Fazio-Juan Jesus (10) e Manolas-Juan Jesus (7). Tutti e tre i tandem, nel complesso, si sono dimostrati affidabili. Anche in casi di emergenza (doppio mancino a Torino, Juan Jesus-Moreno; coppia Capradossi-Fazio schierata a Cagliari) la squadra ha retto senza subire gol. Segno che sul piano difensivo tutto ha funzionato bene. Qualche problema in più a destra, con Florenzi e Bruno Peres costantemente alternatisi senza grossi picchi di rendimento. Col rientro di Karsdorp, la Roma avrà un nuovissimo tassello il prossimo anno. Il resto dell’ossatura titolare c’è, non va smantellato. Possibilmente, andrà rimpolpato il pacchetto delle alternative con una o due operazioni mirate. La prima, come sappiamo, potrebbe riguardare il centrale spagnolo Ivan Marcano, in scadenza di contratto col Porto.

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