La Gazzetta dello Sport – E’ un 2015 infernale. L’ultima Roma così brutta fu quella di Capello

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Un girone fa, dopo Roma-Cesena, la Roma assaporava il gusto del primato in classifica. Condiviso con la Juventus, per carità, ma la sconfitta dei bianconeri a Genova lasciava presagire un sorpasso immediato. E lo lasciavano presagire anche i volti dei protagonisti: la linguaccia di Garcia quando Nainggolan gli indicava il gol del Genoa sul tabellone, lo sguardo sorpreso e divertito di Keita che non si aspettava il boato della curva Sud, l’esultanza di giocatori e tifosi, istantanee di un momento che doveva essere un punto di partenza. È stato invece il momento più alto della stagione giallorossa, che ha imboccato una china talmente discendente che oggi la Roma affronta un Cesena che nel girone di ritorno ha fatto addirittura più punti: 12 i romagnoli, appena 9 i giallorossi. Se poi si guarda al solo 2015, la Roma ha appena 2 punti in più del Cesena (14 contro 12), ma ha vinto una partita in meno, 2 contro 3.
DA CAPELLO A RUDI – Il pessimo 2015 della squadra di Garcia fa tornare indietro — e di parecchio — la memoria: era infatti dal torneo 2002-03 che la Roma non iniziava l’anno solare con un bottino così magro. Allora i punti furono 12 e Capello, come oggi Garcia, non riuscì a battere avversari di livello medio-basso: la sua squadra, che poi concluse la stagione all’ottavo posto, si trovò ad affrontare Chievo, Atalanta, Como, Bologna, Modena, Brescia, Udinese, Empoli, Lazio, Perugia e Piacenza, racimolando 5 sconfitte, 3 vittorie e 3 pareggi. Con il tempo poi le cose sono migliorate, se si escludono due annate: nel 2005 i punti furono 15, così come nel 2013.
VALZER IN PANCHINA – Sarà un caso — o forse no — ma in tutte e due quelle stagioni ci furono cambi in panchina: nel 2005 l’undicesima partita dell’anno solare coincise con Roma-Juve 1-2 e fu l’ultima di Delneri all’Olimpico, visto che poi venne esonerato la settimana successiva dopo la sconfitta di Cagliari (panchina affidata a Bruno Conti), nel 2013 l’undicesima partita dell’anno vedeva già Andreazzoli tecnico della Roma, con Zeman mandato via da qualche settimana. Tolte queste due stagioni, che a Trigoria ricordano come le più maledette dell’epoca recente, la Roma si è sempre ritrovata discretamente dopo la sosta invernale: il massimo lo ha raggiunto nel 2006, quando mise insieme 31 punti su 33.

RECORD – Era la squadra delle 11 vittorie di Spalletti, un gruppo capace di battere anche la sfortuna (il grave infortunio di Totti), libero dalle bizze di Cassano e dipendente da un allenatore che avrebbe poi scritto alcune tra le pagine più belle (e vincenti, visto che è stato l’ultimo a conquistare un trofeo) della storia romanista. Da ricordare anche il 2008, sempre con il tecnico toscano, e il 2010, quando in panchina c’era Ranieri: in entrambe le occasioni la Roma chiuse le prime 11 partite dopo la sosta a 25 punti. Due in più di quanti ne ha fatti, 12 mesi fa, Rudi Garcia, che si è fermato a 23, un bottino di tutto rispetto ma macchiato dalle sconfitte contro Juventus e Napoli e dai due pareggi interni contro Lazio ed Inter che rallentarono, e parecchio, la Roma nella corsa allo scudetto.
E OGGI? – Quella squadra però sapeva reagire alle difficoltà — vedi l’infortunio di Strootman — e ai k.o., basti pensare che dopo aver perso a Napoli mise insieme 8 vittorie di fila, 9 considerando anche il recupero col Parma, segnando 22 gol e subendone appena 7. Quella di ieri era una Roma col vento in poppa e sicura di sé, questa è una squadra costretta ad allenarsi a 350 km da casa per trovare un po’ di tranquillità, necessaria (forse) a dimenticare l’inizio di un anno che nessuno, dopo la vittoria di Udine del 6 gennaio, immaginava poter essere così disastroso.

La Gazzetta dello Sport – C. Zucchelli

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