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Il Romanista – Kjaer in panchina, lui protesta e va in tribuna

di Redazione

Tutti lo davano titolare, lui per primo era convinto di avere a disposizione l’occasione per il riscatto prima di andare in nazionale e prima, soprattutto, del derby. E invece Luis Enrique non solo non lo ha fatto giocare dal primo minuto in coppia con Heinze, ma lo ha spedito direttamente in tribuna al fianco di De Rossi.

Cappuccio della tuta sempre in testa, volto impermeabile, il danese non ha preso bene l’ennesima esclusione. Soprattutto perché in un primo momento doveva essere lui, e non Juan, a giocare dall’inizio. Pare invece che l’esclusione di De Rossi abbia fatto cambiare idea a Luis Enrique che voleva un giocatore più affidabile, come Juan, visto che non ci sarebbe stato Daniele, ma Gago, a fare da schermo davanti alla difesa. Da lì la scelta di lasciare fuori Kjaer. Perché però non in panchina? Conferme non ce ne sono, la Roma in questo momento cerca di calmare le acque, ma il giocatore non avrebbe preso bene la decisione dell’allenatore che, a quel punto, avrebbe deciso di mandarlo direttamente in tribuna. Tanto che quando Juan è uscito per evitare l’ammonizione che avrebbe creato guai ancora peggiori visto che gli avrebbe fatto saltare il derby al suo posto è entrato, dopo tre mesi di assenza, Marco Cassetti. Non che le cose siano andate meglio, ma tant’è.

Una scelta tecnica quindi quella di Luis Enrique. Una scelta che però complica ancora di più la permanenza di Kjaer è a Roma. Vederlo titolare al derby, infortuni esclusi, è impossibile, forse potrà avere una possibilità sabato 10 nell’anticipo di Palermo, la città che lo ha lanciato, la città dove si è imposto e da cui, grazie a Rino Foschi, è partita la sua carriera. Se c’è una partita che Kjaer ci tiene a giocare è proprio quella, ma tempo per pensarci ce n’è. Di sicuro giovedì, quando tornerà dall’impegno con la Danimarca, parlerà ancora una volta con la società e l’allenatore. Proprio Luis Enrique la scorsa settimana lo aveva spronato a reagire, gli aveva confermato in un colloquio privato la sua fiducia e in conferenza stampa aveva fatto lo stesso: «È un calciatore di livello altissimo . le sue parole – ha 22 anni, ha fatto un mondiale e due stagioni in Italia ed una in Germania. Ha un fisico ed una mentalità ottime per il calcio: ha un presente e un grande futuro. Quando succedono cose che possono influire l’allenatore deve gestire il tutto e ho tantissima fiducia sia in Kjaer che nei compagni». Quello che è successo a Bergamo ha demoralizzato il giocatore, che però adesso è chiamato ancora una volta a reagire e a mettersi tutto alle spalle. Proprio come ha detto Luis Enrique: «Quando uno cade si deve sempre rialzare».
Il Romanista – Chiara Zucchelli