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Julio Sergio: “Vorrei vedere una partita in Curva Sud. Mi piacerebbe vedere un derby, ma non travestito come De Rossi”

di Redazione

Julio Sergio, ex portiere della Roma, ha rilasciato delle dichiarazioni rispondendo ai suoi follower in una diretta sul suo profilo Instagram. Ecco le sue parole:

Ricordi della Roma?

Quando sono arrivato a Roma c’erano altri portieri. Con Spalletti ho avuto l’occasione della vita dopo aver fatto solo un’amichevole contro il Leverkusen. Mi ero allenato bene e alla fine mi sono tolto grandi soddisfazioni in quegli anni. Sono rimasto tre anni senza giocare quasi e con la Juventus all’esordio feci una grande partita. Uno dei miei punti forti è sempre stata la mentalità. Avere la testa giusta per un portiere è fondamentale.

Vedere una partita della Roma in Curva Sud?

Questa è una cosa che voglio fare e che non ho avuto ancora tempo per realizzare. Mi piacerebbe vedere un derby non travestito come De Rossi. Mi fa piacere che i tifosi si ricordino di me perché ho giocato bene e sono contento di aver vinto tutti e quattro i derby con la Roma in quell’anno.

Com’è la situazione in Brasile?

Siamo all’inizio qui, il governo da 2-3 giorni ha dato l’ordine di stare a casa. Noi qua sapevamo delle cose perché parlo con alcuni amici a Roma e quindi eravamo pronti. Dicono che il momento peggiore qui in Brasile sarà il 15 del prossimo mese, ma le misure sono state prese subito e quindi speriamo che vada tutto per il meglio.

L’Italia ti è rimasta nel cuore?

Sì, sono stati 8 anni bellissimi in Italia. Roma città e la Roma mi hanno dato molto, ho conosciuto molti amici, ho risparmiato qualche soldo e mi sono tolto qualche soddisfazione. Sono esperienze che non dimenticherò mai, i miei figli sono nati a Roma.

Ora fai l’allenatore, meglio che fare il calciatore?

Sono due cose diverse. Il calciatore, e ancora di più il portiere, è una cosa diversa. Gli allenamenti sono diversi, la concentrazione sempre massima. Da allenatore pensi a livello più ampio, devi gestire più persone. Poi qui fare l’allenatore è un suicidio, c’è poco tempo e manca l’organizzazione, ma mi piace allenare. Sto studiando e presto vorrei tornare in Europa.

La tua carriera?

Ho sempre detto di non essere stato un fenomeno, non ero molto alto e avevo dei limiti, ma avevo comunque le mie qualità. Ero veloce e reggevo bene di testa, cosa importante per un portiere. Quando ho giocato a Roma avevo Pellizzaro e Ranieri e avevo tanta fiducia, per me era semplice, non vedevo l’ora di giocare.

Sei stato molto protagonista nei derby, dal rigore parato a Floccari al salvataggio su Mauri.

Ho giocato quattro derby, mi sono espresso al meglio perché stavo bene di testa. Non ero un fenomeno, ma ero convinto di poter fare bene. Per me ogni partita era importante e sono riuscito a fare bene.

A quale allenatore ti ispiri?

In Brasile il calcio è tatticamente cento anni in ritardo, si pensa prima a livello individuale e poi al collettivo. Insegnare la tattica a un giocatore brasiliano è molto difficile, convincerli a giocare di squadra è dura. Il Brasile ha vinto cinque mondiali, ma se vedete in uno ha fatto tutto Ronaldo, Romario è stato straordinario. Invece l’Italia li ha vinti grazie al gioco di squadra, questa è la differenza. Oggi in Brasile manca la qualità di qualche anno fa e quindi soffriamo moltissimo.

Fonseca?

Io ho avuto Ranieri, Spalletti, qualche giorno Luis Enrique, poi sono andato a Lecce da Di Francesco, e poi Rudi Garcia. Ora Fonseca ha una squadra forte, ma meno forte a livello individuale di quelle avute da questi allenatori, quindi non è facile vincere.

Tornerai a Roma?

Sì, volevo venire ma poi è successo tutto quello che è successo. Qualche tempo fa ho postato che mi manca il caffè, mi manca l’amatriciana, mi mancano le passeggiate nel centro e anche la mia busta paga. Scherzi a parte, spero di tornare presto a Roma.