Il Tornatora

Juan Jesus: “Spalletti ci diceva che avremmo vinto tanto. Ho rifiutato due volte il Flamengo” – VIDEO

di Redazione

Juan Jesus a tutto campo. Il difensore brasiliano ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Dazn, della quale è possibile vedere un’anticipazione sul profilo Twitter del canale. Queste le sue parole:

“Sono molto grato all’Italia, è il primo paese che mi ha accolto dal Brasile quando avevo solo 20 anni. Ho vissuto a Milano per 4 anni, e ormai questo è il quarto che sono a Roma. Il mio primo allenatore in giallorosso è stato Spalletti. Diceva al gruppo che avremmo potuto vincere tanti titoli e anche premi individuali, ma che poi ciò che conta davvero è chi siamo dentro. Non c’è niente di più importante che essere una bella persona, perché poi la gente si dimentica delle tue vittorie”.

Sul razzismo.
Sono sempre stato sereno da questo punto di vista. Non succede spesso, ma è capitato che qualcuno mi scrivesse commenti offensivi online, o che mi dicesse qualcosa. A esempio, quando vado a fare la spesa devo essere ben vestito altrimenti le persone possono essere diffidenti nei miei confronti solo per il colore della pelle. Un esempio che ricordo è capitato una volta che ho portato mio figlio a nuoto. Mia moglie lo ha accompagnato in bagno a cambiarsi e io ho aspettato fuori. E’ uscita una bambina piccola, ha iniziato a fissarmi e poi è scappata via molto spaventata da me. Ma non avevo fatto niente, ero lì fermo. Loro qui hanno il detto de “l’uomo nero”, che in Brasile chiamiamo semplicemente l’uomo col sacco, che cattura i bambini se non si comportano bene. E’ una storia che raccontano in tanti, ma in Italia questo lo chiamano “uomo nero”, per cui i bambini crescono un po’ con questa mentalità. Ringrazio davvero la Roma per questa presa di posizione, perché hanno fatto la cosa giusta per aiutarmi. Non era la prima volta, questo ragazzo mi ha scritto di continuo per 2 mesi usando certe parole: “Devi morire”, “Devi andare allo zoo”. Per questo insieme alla Roma dovevo per forza fare qualcosa.

Sull’importanza della sua famiglia.
Come famiglia siamo cresciuti molto, siamo cresciuti nel nostro rapporto di coppia, siamo cambiati (lui e la moglie ndr.), vivendo lontano da tutti. C’è una ragione se le nostre vite si sono incontrate. Mia mamma e tutta la mia famiglia hanno aiutato molto il mio percorso, hanno lavorato duro per darmi il meglio possibile nella vita. Non eravamo poveri, ma era una famiglia normale. Mio padre ha sempre lavorato tanto per sostenerci in tutto.

Poi un intervento della madre: “E’ stato suo fratello a decidere di giocare a calcio e portarsi lui con sé. Tutti pensavano che il fratello maggiore sarebbe diventato un calciatore, da piccolo ha fatto tre provini, ma Juan con tutta la sua determinazione e la sua forza di volontà ci è riuscito, è diventato un giocatore. Suo fratello è ingegnere civile, potete capire come Dio sistemi le cose“.

Sugli inizi della carriera.
Ho fatto tutto il percorso delle giovanili dell’Internacional poi Jorge Fossati, allenatore uruguaiano, mi vide giocare e chiese di me: “Chi è quel ragazzo?”. Gli parlarono di me, quel giorno giocavo da terzino, anche se di solito facevo il centrale: eppure gli sono piaciuto tantissimo. Ho iniziato a allenarmi e a giocare in prima squadra, poi l’esordio in Copa Libertadores. Purtroppo poi Fossati andò via, ma arrivo Celso Roth, con lui ho avuto ancora più chance. Questa è la mia storia, poi sono partito per l’Italia.

Le offerte rifiutate e il futuro a Roma.
Ho ricevuto due offerte dal Flamengo, li ho ringraziati molto per il loro interesse. La prima chiamata era quando l’allenatore era ancora Abel Braga (fino al giugno 2019, ndr), la seconda appena Jorge Jesus si è preso la panchina (al posto di Braga, ndr). Ne ho parlato con Juan, da piccolo è stato uno dei miei idoli, abbiamo pure lo stesso nome. Lui è stato una leggenda della Roma e della Seleçao. Li ho ringraziati perché quando ti chiama il Flamengo ci devi pensare due volte prima di rifiutare, è una grandissima squadra. Ma dovevo rifiutare, non era il momento giusto, la mia famiglia si trova bene qui e sto facendo bene con la Roma. Sto bene in questo club, sono ancora giovane, ho solo 28 anni. Se non molli mai, se sai quello che vuoi, puoi ottenere tutto.