LA GAZZETTA DELLO SPORT (Andrea Pugliese) – L’impatto di Malen sulla Roma è stato così devastante da essere secondo solo a quello che ebbe Batistuta nell’anno del terzo scudetto giallorosso. Una coincidenza? Forse, anche perché i due sono centravanti molto diversi tra di loro. Ma intanto le statistiche ci dicono esattamente questo: nella storia romanista solo un attaccante ha avuto un impatto migliore di Donyell e quell’attaccante è proprio Gabriel Omar. C’è un però all’orizzonte da considerare.
Malen finora ha segnato 5 reti nelle sue prime 5 partite, andando a segno contro Torino, Cagliari (doppietta) e Napoli (altra marcatura doppia). Batistuta nel 2000/01 fece appena meglio, segnando 6 reti nelle prime 5 uscite, con la tripletta al Brescia, la doppietta al Lecce e il gol al Vicenza. Poi, però, Batigol alla sesta rimase fuori per un problema muscolare contro la Reggina, il che vuol dire che se dovesse segnare contro la Cremonese l’olandese potrebbe anche mettere la freccia. Se poi si considerano solo gli incontri disputati e non la striscia in cui si è a disposizione, il Re Leone tornò segnando subito un’altra doppietta contro il Verona, un gol contro Fiorentina e Udinese. Insomma, nelle prime 9 gare ben dieci gol.
Chissà se Malen riuscirà a fare altrettanto. Quello che sta facendo oggi è comunque qualcosa di impressionante anche per il senso di pericolosità costante che dà quando lui è in campo. Qualcosa che con Ferguson e Dovbyk finora la Roma non aveva mai vissuto. “Con lui dal via avremmo probabilmente qualche punto in più – ha detto Gian Piero Gasperini domenica sera -. Malen ha tutte le caratteristiche migliori per l’attaccante che voglio: è rapido, veloce, sa calciare in porta e dialogare con i compagni”.
In queste prime 5 apparizioni però sono tante le cose che ha fatto il numero 14. Per esempio finora ha tirato in porta ben 27 volte – con una media di 5,4 a gara – di cui ben dieci centrando lo specchio. Ma ha anche il 77,7% di passaggi riusciti, il 35% di duelli vinti e una media di 1,8 palle recuperate a partita (il che sostanzialmente vuol dire che aiuta pure nella fa- se di non possesso).
Numeri, appunto, che testimoniano come sia un attaccante completo, che sa lavorare anche su aspetti non prettamente tipici del centravanti. E questo perché in passato sia con il Borussia Dortmund sia con l’Aston Villa ha giocato anche come trequartista o seconda punta. Poi, certo, a Roma fa e farà sempre e solo il centravanti, perché è in quella posizione lì che sta rendendo alla grande e perché è lì che lo vede Gian Piero Gasperini.



