Paese Sera – Roma, mancano occasioni e gol. Dov’è il gioco offensivo?

di Redazione

Il nuovo corso della Roma di Luis Enrique è stato chiamato in molti modi differenti: progetto,  idea, filosofia di gioco, rivoluzione culturale. Chiamatelo come preferite, il concetto espresso da Luis Enrique più volte è sempre uno: gioco offensivo. Il tecnico asturiano ha sempre rifiutato i paragoni con le realtà più grandi, soprattutto con quella del Barcellona, la sua scuola, il suo punto di partenza. L’obiettivo è proporre un tipo di gioco nuovo, offensivo, identificato con i colori della Roma. Finora qualcosa si è visto, un abbozzo di idea, uno schizzo di progetto. Ieri la Roma sconfitta per 2-1 dal Genoa è piaciuta molto al tecnico asturiano. “Io sono contentissimo – le sue parole a fine gara – perché è la prima volta che vedo la squadra come la voglio io. A volte il calcio è ingiusto e contro il Genoa è andata così, ma noi siamo stati bravi dall’inizio. È una squadra di campioni, la Roma, lo dico a testa alta“.

Mancano i gol – La prima rivoluzione è arrivata nel modulo:  4-3-3 zemaniano per alcuni, spallettiano per altri, tutto spagnolo in verità. Un modo di giocare che dovrà portare la Roma ad andare più e più volte al gol. Eppure c’è qualcosa che ancora  manca per avvicinarlo davvero a quei modelli di calcio che tanto hanno appassionato non solo i tifosi della Roma, ma soprattutto gli amanti di calcio. Zeman e Spalletti, gli allenatori a cui sia i critici sia i giocatori giallorossi continuano ad accomunare Luis Enrique, ci hanno abituato a partire ricche di gol, ad over sicuri nelle giocate degli scommettitori, a risultati spesso rocamboleschi. Questa Roma in 8 partite fin qui disputate, ha segnato 9 gol come il Palermo, il Cagliari e la Fiorentina. I giallorossi hanno segnato più gol di Cesena (3), Bologna e Chievo (5), Lecce (6) e Siena (7), il resto della serie A ha fatto meglio.
In queste 8 partite gli uomini di Luis Enrique solo in una gara sono andati in rete più di una volta, contro l’Atalanta (3-1 il risultato finale). Nelle restanti sette partite, malgrado la portata offensiva della squadra romanista, non è stato mai segnato più di un gol. Per quanto riguarda la mole di gioco creata, la Roma occupa il terzo posto per numero di palle giocate (619), dopo la Juventus (661) e il Milan (681). Tanti palloni toccati quindi, che però non sempre si traducono in azioni da rete. La percentuale di pericolosità delle giocate dei giallorossi è di 52,1 %, e colloca gli uomini di Luis Enrique al quinto posto di questa speciale classifica, preceduta da Genoa (52,8%), Lazio (54,5%), Milan (62,6%) e Juventus (63,4%). Ciò che risulta dai freddi numeri, è che finora la promessa di un gioco offensivo non è stata ancora mantenuta. Il progetto, l’idea, la nuova filosofia di gioco ha sicuramente bisogno di tempo: solo al terzo anno sulla panchina del Barcellona B è riuscito a portare i suoi ragazzi a segnare più di un gol a partita in 24 gare su 42 disputate.
Paese Sera – Lorenzo Serafini