La Gazzetta dello Sport (M. Cecchini) – Estate 2013 Coverciano interno giorno, Daniele De Rossi riceve la notizia che il nuovo allenatore della Roma sarà Rudi Garcia. “Vado a cercare qualcosa su internet e scopro il video di uno con la chitarra che canta “Porompompero”. Mi volto verso Pirlo e gli dico: “Guarda chi abbiamo preso…”. In quei giorni si parlava di Allegri e sinceramente ho dei dubbi”. Sei mesi dopo, ancora Daniele. “Ringrazio Dio che abbiamo preso “Porompompero”. Con uno come lui si può vincere”.

Difesa e velocità. Alla Roma non è accaduto, ma di sicuro il francese ha lasciato il segno, mostrando una capacità psicologica eccellente e un’abilità mediatica non comune. Il tutto inserito in dettami tattici che hanno come base il 4-3-3, pronto a virare con facilità verso il 4-2-3-1, utili a vincere un sorprendente titolo francese con Coppa di Francia alla guida del Lilla nel 2011. Insomma, sulla carta l’universo di Spalletti non sembra poi così lontano, anche perché Garcia, pur con meno possesso palla, ama anche lui una difesa solida se serve, a reparti molto stretti con ripartenze velocissime. In questo senso Gervinho prima e Salah poi sono stati i suoi profeti, soprattutto quando hanno avuto la possibilità di essere lanciati negli spazi da gente dai piedi di velluto come Totti, Pjanic e Dzeko.

Tre cartoline. Sarà che suo padre, di origini andaluse, lo ha chiamato Rudi in onore del ciclista Altig, ma il francese prima calciatore e poi preparatore atletico è abituato a pedalare anche in salita. In giallorosso, ad esempio, era arrivato proprio in uno dei momenti nero, visto che a maggio si era consumata lo storico ko in finale di Coppa Italia contro la Lazio. Ebbene, Garcia non si scoraggia e la sua Roma parte con un filotto di 10 vittorie di fila che la porta in testa al campionato. In questa striscia capita anche il derby, che stavolta viene vinto 2-0. Quanto basta perché Rudi lucidi uno dei suoi motti diventati leggenda: “Abbiamo riportato la chiesa al centro del villaggio”.

Ne viene fuori una stagione straordinaria, ma che vale solo il 2° posto, perché gli 85 punti finali si schiantano contro i 102 della titanica Juve. Si capisce subito che saranno i bianconeri la bestia nera, e se il concetto non fosse chiaro, a spiegarlo è la sconfitta per 3-2 rimediata a Torino, all’alba della seconda stagione in giallorosso. Le proteste sono furiose e il gesto del violino di Garcia nei confronti dell’arbitro Rocchi fa epoca. “Sono sempre contrario alle ingiustizie”, chiosa Garcia.

La Roma finisce ancora una volta seconda, ma la forbice con i bianconeri sembra crescere. Il francese lo fa notare e la proprietà non gradisce. Morale: il terzo anno, che nasce nel segno dei sogni l’ingaggio di Dzeko e Salah su tutti, per Garcia finisce già a gennaio, quando viene esonerato con la squadra al 5° posto. Il suo posto viene preso da Luciano Spalletti, che sette anni più tardi, virtualmente, gli restituisce il testimone. Chi dice che il destino non abbia senso dell’umorismo?