Il Tornatora

EuroRoma revolution

di Redazione

Corriere dello Sport (R.Maida) – Il tempo degli strappi e delle rottamazioni non può essere l’inverno ai tempi del Burian ma i prossimi mesi potrebbero determinare una profonda ristrutturazione all’interno della Roma. Un’altra. Un po’ per necessità, visto che la società deve incassare una trentina di milioni entro il 30 giugno per rispettare gli accordi con l’Uefa sul pareggio di bilancio, un po’ per necessità, perché alcuni giocatori esperti hanno deluso Monchi e Di Francesco, la prossima estate sarà parecchio movimentata a Trigoria nel settore calciatori.

LA MANO –  La sconfitta di Kharkiv, peraltro rimediabile nel ritorno all’Olimpico, non ha alterato più di tanto le percezioni della dirigenza e dell’allenatore. Non si tratta soltanto di qualità oggettiva dei professionisti perché la squadra è forte, ma anche di funzionalità della rosa agli obiettivi del futuro. Dopo un primo anno di esplorazione, vincolata a una situazione finanziaria molto delicata che l’ha obbligato a vendere Salah, Rüdiger, Paredes ed Emerson, Monchi vuole provare a vincere. E per farlo deve rinforzare di molto il gruppo, contemplando pure qualche cessione. La finestra trasferimenti dell’estate 2018 sarà ricordata come la prima affacciata sul mondo di Monchi.

PIANO A – Esiste naturalmente uno snodo decisivo, chiamato Champions. Se la Roma entra fra le prime quattro, non immaginando che possa restare nel torneo come campione in carica, la libertà di movimenti sarà maggiore. Comunque, in caso di mancato passaggio ai quarti di finale, un giocatore verrà ceduto (Alisson è il giocatore più richiesto seguito da Pellegrini che ha una clausola rescissoria). Ma almeno non sarà necessario smobilitare, tra trading e tagli sugli stipendi. Verranno invece valutate opportunità come Monchi ha già fatto a gennaio, «sempre con l’idea di migliorare la Roma»: Dzeko e Nainggolan non erano intoccabili un mese fa, non lo saranno neppure a giugno/luglio. Lo stesso vale per Strootman, che pochi giorni fa ha detto frasi forti sulla politica societaria («Difficile vincere se si è obbligati a vendere giocatori»). Di Manolas si sa già dallo scorso anno: Monchi lo aveva venduto allo Zenit e a gennaio ha rifiutato un’offerta dall’Arsenal che riteneva non congrua ma potrebbe tornare a considerarne la partenza di fronte a una proposta adeguata. Di buono c’è che il direttore sportivo si è mosso per tempo rinnovando gran parte dei contratti: gli manca Florenzi, tra quelli in scadenza nel 2019, ed è una negoziazione tutt’altro che semplice. Per ora la distanza non lascia pensare a un accordo imminente: ogni soluzione è aperta, anche un addio. Ma sugli altri sarà la Roma a fare il prezzo.

PIANO B –  Più fosco sarebbe lo scenario se la Roma, malauguratamente, restasse fuori dalla prossima Champions League: gli introiti di questa stagione già sicuri, circa 43 milioni, sono decisivi per la competitività della squadra. Ma a quel punto non sarebbero solo i giocatori a finire sotto esame: la ristrutturazione diventerebbe rivoluzione.