Dzeko ha fretta: 45’ nelle gambe e voglia di Roma

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La Gazzetta dello Sport (M.Cecchini) – Ci sono momenti in cui è la vita a metterci fretta. Una fretta che a volte fa a pugni con la ragione, con la prudenza, con quel Grillo Parlante che sussurra dentro di noi soprattutto quando c’è un Pinocchio interiore che avrebbe voglia di mandare nel Paese dei Balocchi ogni prudenza. Ecco, Edin Dzeko ieri ha masticato un pomeriggio più o meno così. A 25 giorni dalla distorsione al ginocchio destro che lo ha tolto di scena sia nella Roma che nella propria nazionale, il centravanti non ne può più di far da tappezzeria alla speranza giallorossa, che pure di lui avrebbe tanto bisogno. Due giorni fa, a Trigoria, ha fatto il primo allenamento vero, cioè con contrasti non simulati, e ieri — alla fine della rifinitura svolta nella BayArena di Leverskusen — l’attaccante e Rudi Garcia hanno discusso su quale potrebbe essere il suo impiego ottimale in vista di un match che ha già quasi il sapore dello spareggio qualificazione agli ottavi di Champions League. Il senso dei dubbi in fondo è chiaro: visto che Dzeko sembra avere nelle gambe un tempo e poco più, meglio rischiarlo dall’inizio oppure tenerlo come carta di riserva qualora alla Roma cascasse il mondo addosso come è successo a Borisov? Una cosa è certa: il bosniaco è pronto. Si tratta di stabilirne però le modalità di utilizzo.

GARCIA FRENA Il fixing serale ieri era di ottimismo modesto, anche perché lo staff medico non ha intenzione di correre alcun rischio col giocatore che è stato un po’ il fiore all’occhiello della campagna acquisti estiva. Non è un caso, perciò, che Rudi Garcia racconti così lo stato di forma di Dzeko e Rüdiger — entrambi ex della Bundesliga — e tutti e due alla caccia di un posto da titolare: «Sono pronti entrambi, anche se forse non hanno i novanta minuti nelle gambe. Comunque, soprattutto per chi gioca in difesa il rodaggio serve meno». Come dire (al netto della pretattica che al francese piace parecchio) che l’attaccante forse potrebbe essere più impiegato come arma tattica a partita in corso piuttosto che dal primo minuto. Attenzione, però, perché in 24 ore possono succedere tante cose, e la tentazione Dzeko nel clan giallorosso è fortissima.

TEMPO DA LUPI D’altronde, il centravanti sa che col Bayer Leverkusen ha un conto aperto da tempo. Infatti, nonostante negli anni del Wolfsburg (dal 2007 al gennaio 2011) Dzeko sia stato un lupo biancoverde da 85 gol in 142 partite complessive — numeri che gli hanno portato in dote nel 2009 una storica vittoria nel campionato tedesco e il riconoscimento di miglior giocatore della Bundesliga, e nel 2010 il titolo di capocannoniere — il bilancio contro i rossoneri di Germania non è brillante, visto che in 6 match si è imposto solo una volta, pareggiandone uno e perdendone addirittura quattro. Quanto basta, appunto, per avere fretta di tornare in campo, anche perché se a inizio stagione gli avessero detto che dopo 10 partite ufficiali avrebbe avuto all’attivo un solo gol e tante assenze per infortunio, il gigante bosniaco avrebbe senz’altro scosso la testa con fastidio. Ma tutto questo ora è il passato. Il lupo di Wolfsburg adesso ha cambiato maglia senza perdere neppure un briciolo di quella fame che, da quando era un bambino di appena dieci anni, lo portò lontano dalla Bosnia per azzannare il calcio. Da quei giorni, tempo ne è passato parecchio, ma per Dzeko la fretta di emergere sempre la stessa. Il Bayer è avvisato: il lupo — sia pur ferito — è ancora qui.

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