Di Francesco, la svolta dopo Firenze tra autocritiche e un modulo garanzia

di Redazione

Dall’esplosione di Zaniolo passando per lo Dzeko formato europeo, si dimentica che nella rinascita della Roma c’è molto di Di Francesco. Premessa: non bastano certamente un pareggio con il Milan, un successo con l’ultima in classifica e la vittoria di misura con il Porto, per dimenticare il clamoroso 1-7 con la Fiorentina. Ma forse, proprio quel giorno c’è stata la svolta della stagione. Della serie: all’inferno e ritorno. Nel day-after, mentre Monchi faceva scudo al tecnico, Eusebio ha infatti capito che serviva qualcosa di diverso. E poco importa che il ‘diverso’ rappresentasse un ritorno al passato. Del resto il passaggio al 4-2-3-1 era arrivato in un momento dove la sua posizione era molto debole. Oltreoceano Pallotta si professava disgustato mentre in loco le difficoltà di Pastore facevano sì che tifosi e media chiedessero a gran voce l’abbandono del 4-3-3, proprio per esaltare le caratteristiche dell’argentino. Come riporta Il Messaggero, le difficoltà tra l’innesto dei nuovi e l’addio di Nainggolan e Strootman, l’assenza di De Rossi per oltre mesi e molti altri infortuni hanno influenzato molto la stagione della Roma. Di Francesco allora ha voluto dare sicurezze alla squadra ritornando al modulo preferito e questa scelta ha di colpo regalato l’equilibrio perduto. Risolto l’equivoco Pastore, Difra può ora contare sul ciclone Zaniolo, sul recupero di alcuni interpreti e sulla conferma degli ottimo Cristante e Pellegrini.