La Corte di Giustizia Figc ha sospeso il giudizio sul ricorso del Cagliari per lo 0-3 a tavolino deciso dal Giudice Sportivo per la partita con la Roma. E’ stato dato mandato alla procura di effettuare un supplemento di indagini.

L’ATTACCO DI CELLINO A BALDINI – In precedenza, la giornata era stata caratterizzata dall‘attacco di Massimo cellino a Franco Baldini. “Qui avrei voluto il presidente della Roma, la mia controparte non può essere un direttore, e poi vorrei sapere di chi è la Roma…”, l’attacco del numero uno del Cagliari al dg giallorosso. L’arena del dibattito, il cortile della Corte di Giustizia Federale, dove Roma e Cagliari discutevano nel pomeriggio il ricorso dei sardi contro lo 0-3 a tavolino inflitto dal giudice sportivo. La battaglia, però, dall’aula del tribunale sportivo si sposta sul piano dialettico. Senza esclusione di colpi: “Io sono qui per difendere lo sport”, l’annuncio di Cellino al termine della discussione davanti alla Corte Federale. In ballo la valutazione delle sezioni unite del secondo tribunale della Federcalcio sull’episodio che aveva portato il giudice Tosel a disporre la sconfitta a tavolino per il Cagliari, in seguito all’invito da parte del presidente rossoblu ai tifosi di presentarsi allo stadio nonostante la disposizione delle porte chiuse.

Dopo il rinvio del match firmato dal prefetto Balsamo, la Roma aveva annunciato un reclamo per chiedere lo 0-3: non ce ne era stato bisogno, con la decisione del giudice sportivo, Cellino parlò comunque di comportamento da avvoltoi. “Avevo detto per scherzo che non è che la Roma passa dalla lupa all’avvoltoio, invece fu riportato. Non mi permetto di dare dell’avvoltoio a nessuno. La Roma è una squadra amica e voglio che rimanga questo il rapporto, non voglio perdere l’amicizia con la Roma”. Una volontà poco conciliante, però, con le parole successive. Una caduta di stile su Baldini (“Eh, il 2 novembre deve ancora arrivare…”), una stilettata alla proprietà americana: “Io vorrei sapere di chi è la Roma. Qui avrei voluto che venisse un mio collega per stringergli la mano per parlare tra di noi, come si fa tra calciatori. Perché noi presidenti siamo i papà dei calciatori, e l’allenatore è la mamma. La mia controparte non può essere il direttore della Roma”. Il motivo? un nuovo colpo a Baldini: “Non è questione di classe, di dichiarazione dei redditi o di gradi. Il presidente fa calcio non solo per questione economica ma per questione di principio, un dirigente lo fa essenzialmente per una questione economica. Io se voglio posso permettermi il lusso di non difendere le mie posizioni, lui poverino no”.

Franco Baldini ha scelto di non replicare: “La questione personale non mi tocca in nessuna maniera. Qui sono in ballo prima di tutto il rispetto delle regole, poi gli interessi di Roma e Cagliari. Le questioni personali in questo caso non sono di interesse. Sono qui per difendere i diritti e gli interessi della Roma”. Cellino è convinto di difendere, con la propria posizione, lo sport. Baldini è di avviso differente: “Credo che lo sport vinca quando vengono rispettate le regole attraverso le quali si muove lo sport. Ora voglio solo rimettermi alle decisioni della Corte di Giustizia Federale. Vediamo le decisioni e le motivazioni, poi decideremo per un eventuale ricorso. Ma gli interessi della Roma continuerò a difenderli”.
Repubblica.it – Matteo Pinci