Il Tornatora

Il Messaggero – De Rossi: “Roma, io ti aspetto”

di Redazione

«Non ho dato alcun ultimatum alla Roma: la contrattazione è però in una fase di stallo». Daniele De Rossi, come al solito diretto, si limita all’essenziale, sapendo quanto sia delicato il discorso sulla negoziazione con la Roma per il rinnovo del contratto. Spiega quello che può e vuole chiarire. Conferma che non giocherà mai in un’altra squadra italiana. «Solo nell’Ostiamare, da vecchietto». Precisa che «la situazione è tranquilla», pure se c’è distanza sia sull’ingaggio che sui bonus. Dunque è tutto ancora da definire e scoprire. Come gli obiettivi della squadra di Luis Enrique, il suo ruolo in campo, la possibilità di diventare difensore e di andare all’estero. Più questioni aperte, da raccontare. La negoziazione con la Roma. «Non mi piace parlarne in pubblico. Sulle cifre escono inesattezze che mi danno fastidio. Io non voglio essere frainteso e quindi evito l’argomento. Ne discuto con il mio manager e con i dirigenti giallorossi, con loro ho rapporti eccezionali. Non c’è accordo su niente. Nemmeno sulla parte variabile che ora bisogna fare per forza… Io chiedo, loro offrono. Sono certo che troveremo una soluzione che accontenterà tutti in un modo o nell’altro. Siamo in una fase di studio o stallo, fate voi. Andava fatto prima, ma non ho mai messo pressione alla Roma, non ho mai detto di voler firmare entro una data perché in caso contrario lo avrei fatto con un’altra società. Andar via a parametro zero? Dipende se troviamo un accordo. Ma stonerebbe molto, visto il rapporto con la società e con la gente. Montolivo non ha rinnovato. Ma gioca sempre. C’è chi lo fischia e chi lo applaude. Ma le minacce su Facebook non arrivano solo perché uno è in scadenza». E’ al top, ma non c’entra la serenità nella vita privata. «Ero felice anche quando diedi le gomitate a Bari e contro lo Shakhtar: l’aspetto sentimentale non è il segreto del mio momento. Quest’estate ho lavorato perché, dopo l’operazione all’orecchio, non potevo andare al mare. Mi sono allenato da solo. Per prendermi una rivincita: avevo sentito anche dire che ero finito. E sono stato attento a mangiare bene». Luis Enrique gli ha fatto studiare Oriol Romeu, regista ventenne del Barça B e appena passato al Chelsea. «La posizione centrale è la mia preferita. Contro l’Atalanta mi sono spostato un po’ più avanti. In Nazionale gioco da intermedio: se sto bene, funziono comunque. Luis Enrique non viene da Marte, sa che ho giocato pure da mezzala. Nella Roma altri, come Pizarro e Viviani, possono giocare dove ora sto io: deciderà il tecnico se spostarmi. Se mi mette lì è perché pensa che sia meglio per la squadra. Mai avuta la smania del gol, anche se segnare piace a tutti. Ho capito i movimenti guardando al video il mediano centrale del Barça B. Un ragazzo, bravissimo. Mi sento centrocampista, regista e interno. Poi l’altro giorno i compagni mi hanno detto che diventerò difensore per allungare la carriera. Più che il ruolo contano testa e voglia». Le ambizioni della nuova Roma. «Ma come si può parlare di scudetto se fino a due partite fa molti, anche tra i miei colleghi, ci davano come candidati alla retrocessione?. Aspettiamo di vedere che cosa accadrà più avanti, quando mancheranno poche gare. C’è stato un cambio totale, societario e tecnico. Vedremo se saremo da primo posto, da Champions o da altro. Conosco Luis Enrique da due mesi, servirà ancora tempo. Le prime impressioni sono positive». L’elogio di DiBenedetto. «Capisce di calcio più di tanti giornalisti e dirigenti italiani. Con Rosella stavamo da Dio, faticavamo a darle del lei. Ci parlava con il cuore. Ora è diverso, ma ormai bisogna pensare al calcio più come azienda. Negli Usa non è popolare, ma basta portare la capacità imprenditoriale del baseball e del football». Il derby da Coverciano. «Qui penso alle due gare con l’Italia. Può essere un vantaggio. Ma pure quando l’ho vissuto a Trigoria sono arrivato bene alla sfida contro la Lazio». Il suo futuro, non in Italia. «Tre club italiani mi affascinano. Mai, però, passerò a una squadra del nostro campionato. Il Napoli è una grande piazza, ma tra le città c’è troppa rivalità. Punto a giocare altri cinque-sei anni al top, poi faro un’esperienza di vita lontanissimo: Cina, Giappone, Usa o Australia. Meglio smettere quando sei in forma e non andar via perché non ti sopportano più». Totti e Nesta non più azzurri. «Li avremmo voluti agli Europei e ai mondiali. Francesco, conoscendolo, non tornerebbe mai per una gara d’addio, ma per giocare». Prandelli simile a Luis Enrique. «Due giovani che puntano sul bel gioco. Entrambi vanno a cercare il risultato allo stesso modo: fraseggio, possesso palla e qualità». A Belgrado. «Sarà gara vera. Davanti a un pubblico che si farà sentire, ma senza violenza, dopo lo choc dell’andata».
Il Messaggero – Ugo Trani