Il Messaggero (P.Tina) – L’incrocio ha il sapore dell’ultima occasione. Inter e Napoli non potranno permettersi passi falsi a San Siro. L’Europa League, seppur partendo dal preliminare, è quasi un imperativo per i nerazzurri e quindi Pioli dovrà invertire la tendenza dopo il 5-4 contro la Fiorentina: il maxi ritiro è un segnale forte nei confronti di un gruppo apparso svuotato dal punto di vista delle energie. Il Napoli, invece, punta alla Champions. Sarri avrebbe voluto tanto garantirsi la partecipazione ai gironi, ma il 2-2 col Sassuolo ha complicato i piani in chiave secondo posto: la Roma è tornata a +4, quindi gli azzurri hanno una sola possibilità: fare filotto e sperare in qualche passo falso dei giallorossi.

I DETTAGLI – Sarri sta curando tutti i dettagli in maniera maniacale ed è questo l’unico chiodo fisso, al di là delle celebrazioni personali che continuano ad arrivare: l’Equipe l’ha inserito al 23esimo posto degli allenatori di tutto il mondo ma soprattutto ha vinto il premio Enzo Bearzot, succedendo a Claudio Ranieri.

L’INTERVISTA – Ecco perché De Laurentiis se lo tiene stretto e lo ha ribadito in un’intervista rilasciata a Bein Sport: «Ha un contratto lungo e dall’anno prossimo (giugno 2018) ha una penale di 8 milioni di euro per andare ad allenare altrove. Non mi sembrano pochi». La conferma almeno per la prossima stagione, dunque, sembra lo scenario più probabile. Quella di Mertens è ancora incerta: «Sono convinto che voglia rimanere, bisogna capire cosa pensa sua moglie. Se risolveranno i problemi, non c’è dubbio: resterà con noi». Kat, intanto, è rientrata in città da qualche giorno: lei e Dries valuteranno insieme la proposta del Napoli (che si avvicina ai 4 milioni di euro) anche in base alle possibilità che offre il mercato. Sarri spera nella riconferma ed intanto lo schiererà al centro del tridente a San Siro con Callejon e Insigne. Higuain è un ricordo lontano, ma De Laurentiis riaccende la polemica: «Mi ha indicato col dito per assolversi davanti ai tifosi? Loro non sono stupidi. Se sei una persona di buon gusto e che conosce la storia, non puoi tradire la squadra dove hai giocato per andare all’acerrima nemica di sempre. Credo sia una caduta di gusto, dove non c’entra il presidente o il fratello del giocatore. C’entra soltanto la sua cultura che ha dimostrato di essere piccola».