Dal fallimento Capitale alla Coppa: Monchi, un addio tra errori e dubbi

L’impressione è che Ramon, partito nemmeno troppo male, si sia incartato dopo il no improvviso di Malcom e il fallimento della trattativa per Mahrez

di Redazione

Il Messaggero (A. Angeloni) – Ramon Rodriguez Verdejo. Chi è costui? Si, è Monchi. Non era il Re Mida dei ds (così fu definito quando è arrivato a Roma), forse non è nemmeno il brocco visto a Roma (così è stato apostrofato quando se n’è andato). L’impressione è che Ramon, partito nemmeno troppo male, si sia incartato dopo il no improvviso di Malcom e il fallimento della trattativa per Mahrez. Non è certo la stessa cosa presentarsi subito dopo con Schick, che esterno non era e non è, e Nzonzi, che di mestiere fa il centrocampista centrale e non l’ala, per non dimenticare Karsdorp infortunato, il fragile Pastore, più i vari MarcanoBianda (pagato circa sei milioni e mai visto). Qualcosa non quadra nelle due descrizioni del personaggio: siamo sbagliati noi o è sbagliato lui? Gli rimproverano di essere scappato nel pieno del marasma, di aver creduto troppo in Di Francesco quando, a detta di tanti, era indifendibile. Pallotta lo aveva definito il maggior responsabile della stagione fallimentare. Un mostro insomma. Possibile sia solo colpa di Roma, dell’ambiente? Forse no, è vero che magari qui c’è meno pazienza, il tutto figlio della frustrazione per le mancate vittorie. Qui ha lasciato poco, ma almeno Zaniolo è tanta roba. A Roma si sbaglia di più, forse. Specie chi è a abituato a vivere meno pressioni.