Corriere dello Sport – Ljajic, l’esame di laurea con Pjanic al fianco

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Era un’occasione di platino perAdem Ljajic e Rudi Garcia. E’ diventata un normale accidente di stagione: la forza del destino che si sovrappone alla scelta e la disinnesca. Se il destino non diventa più cattivo, nulla e nessuno impedirà a Ljajic di giocare dall’inizio la prossima partita e pure qualcosa di più. Il serbo ha nei piedi il vigore e la puntualità necessari a sostituire persino Francesco Totti nel suo ruolo attuale di preteso centravanti. Ma visto che anche Gervinho salterà almeno una giornata nonostante la buona volontà che sta mettendo nel recuperare, allora Adem è il primo uomo per ben due ruoli scoperti e presumibilmente sarà il primissimo per quello di attaccante laterale sinistro. (…)

ILLUSIONE – Garcia, che è un fine psicologo dei calciatori e tende in prima persona a ritenere questa la sua dote migliore, aveva forse in mente di rimettere in sesto il morale scosso di Ljajic consegnandogli comunque il posto dello sfruttatissimo Gervinho a Udine. Oppure quello di Totti, che a prescindere dall’infortunio non avrebbe comunque disputato tre partite in otto giorni. Ogni illusione di alternanza programmata è venuta meno per l’indisponibilità contemporanea di Totti e di Gervinho, appunto, e alla Roma rimane da augurarsi che il conto da pagare alla partenza folgorante non presenti altre voci a sorpresa.

E’ un peccato per molti motivi, uno dei quali è che Ljajic potrebbe pensare adesso che il suo ingresso nel club dei titolari sia dettato solo dalla necessità. Sta nel suo carattere di bravo ragazzo diffidente nei confronti della vita. (…)

DOVERE – Si sa che ad Adem non piace restare fuori. Soprattutto non gli piace che lo si consideri meno efficace di altri o che lo si individui come punto debole di una situazione strategica. Garcia lo ha schierato dall’inizio soltanto una volta, contro il Parma. (…)

Lui garantisce che non si aspetta nulla di dovuto e che semmai è lui a dovere: «Sono cambiato, non mi arrabbio più quando non mi fanno giocare» . I compagni confermano. Ma se non si arrabbia più non significa che non si amareggi nell’oscurità della panchina. Il suo amico MIralem Pjanic, uno che parla le sue stesse lingue con la gola e con il talento, gli ha suggerito di fare come lui: prima tacere, poi giocare. Non serve nient’altro. Se Ljajic ha capito, la Roma è a posto.

 

 

Corriere dello Sport – M. Evangelisti

 

 

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