CORRIERE DELLA SERA (Davide Stoppini) – C’è stato un tempo in cui Gasperini allenava Conte e Conte segnava per Gasperini. Primavera della Juventus, tra il 1998 e il 2002: Gian Piero era il tecnico dei giovani bianconeri, mentre Antonio scendeva tra i ragazzi per recuperare dai suoi infortuni. Sette partite insieme, in una delle quali – 12 ottobre 2002, Juve-Samp 5-0 – Conte fece pure gol su punizione e a fine partita svelò: “Non conosco il mio futuro, intanto ho comprato una palestra vicino a Lecce”. Ma Gasp trionfò nel Viareggio quattro mesi più tardi e Antonio Conte vinse lo scudetto.

È cambiato il mondo, nel frattempo. I due oggi non sono proprio vicinissimi, ma appartengono alla categoria di quegli allenatori che aggiungono alle loro squadre. E a questo NapoliRoma si avvicinano facendo la conta degli assenti. Conte, per dire, s’è arreso di fronte all’idea/speranza di riavere McTominay: lo scozzese ieri avvertiva ancora dolore al gluteo e non ha finito neppure l’allenamento. Anche per Dybala, in casa giallorossa, nulla da fare: il ginocchio fa ancora male.

A Gasperini, che ha scelto di non ufficializzare i convocati, non può che sperare che Soulé, sofferente causa pubalgia, stringa i denti e che Malen si confermi l’uomo che ha cambiato la faccia dell’attacco della Roma. Antonio, invece, deve rivoluzionare il centrocampo: vicino a Lobotka ci sarà Elmas, dietro Hojlund ecco Politano con Vergara. Uomini contati, per entrambi. E obiettivi dichiarati. Al Napoli resta solo il campionato, dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia: Conte deve resistere per andare a prendersi la qualificazione Champions. Ma Gasperini ha le stesse mire.