Sebino Nela, ex giocatore della Roma, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport. Ecco le sue parole:

La salute innanzi tutto. 
Con quello che ho passato, diciamo che sto bene. Devo fare un’altra operazione a breve, il più breve tempo possibile. Sarà la quarta, non ce la faccio più…

L’immagine di Sebino Nela è quella del guerriero. Ti corrisponde? 
La gente che ne sa? Conosce la superficie, il calciatore. Non conoscono il Sebino privato, il suo carattere, le sue emozioni.

Diciassette anni da calciatore tra Genoa, Roma, Napoli e Nazionale. Il compagno del cuore? 
Nessuno. Solo frequentazioni superficiali. Per molti anni ho dormito da solo. La luce accesa e la finestra aperta, cose che possono dare fastidio a un compagno.

Non posso credere che in tanti anni non hai messo da parte un rapporto che vale. 
Con Rudi Voeller sembrava una cosa importante. L’ho aiutato i primi tempi a Roma nelle sue cose private. Ci frequentavamo molto, anche con le famiglie. Per anni siamo andati a Leverkusen da lui in agosto.

E poi? 
Mi ha deluso e ho voluto interrompere il rapporto.

Racconta. 
Fui chiamato da un calciatore della Roma per convincerlo ad accettare la panchina giallorossa. C’era da superare delle resistenze della moglie. Normale a quel punto aspettarmi di essere coinvolto. Lui di quella Roma sapeva poco o niente.

E invece? 
Non mi ha nemmeno cercato, sono rimasto molto amareggiato.

Neanche con il tuo contemporaneo bomber Pruzzo hai stretto un’amicizia profonda? 
No. Siamo due caratteri completamente diversi. Lui è veramente un orso. Tanti anni a Roma non lo hanno modificato. Io mi sono romanizzato, lui è rimasto ciò che era. Un fortino inespugnabile. Bravo ragazzo, di una sensibilità unica. Noi l’abbiamo visto piangere, anche poco tempo fa.

Hai legato poco, eufemismo, con Paulo Roberto Falcao. Antipatia congenita? 
Non mi sta antipatico. Lui a Roma faceva una vita a sé. Noi, io, Ramon, Pruzzo, Turone, Chierico, stavamo magari da Pierluigi, il ristorante, a giocare a tresette fino alle quattro di mattina. Lui se ne stava a casa, non usciva mai.

C’è poi la storia del rigore non tirato. 
A Roma c’è tuttora un’adorazione per Falcao. Anche per questo lui quel rigore doveva tirarlo. Tu pensi che il Totti di turno, Del Piero o Baggio si sarebbero scansati in una finale di un mondiale?

Lui dice che stava male, che l’effetto delle infiltrazioni era finito. Che quella partita nemmeno doveva giocarla. 
Non esiste che tu non tiri un rigore in una finale di Coppa dei Campioni davanti ai tuoi tifosi. Tu, Falcao, devi essere l’esempio. Potevi pure stare zoppo, ma lo tiri, non me ne frega un c…o. E lui zoppo non era. Ha sbagliato, mi dispiace.

Fonseca ti convince? 
Ha dovuto lavorare tra mille difficoltà. Ho bisogno di un altro campionato per capire come sia. Per ora, giudizio sospeso. Mi piacerebbe vederlo incidere di più sulle scelte di mercato.

Squadra di scarsa personalità o di scarso talento? 
La maglia della Roma pesa non so quanti chili. Roma è la squadra del popolo e il tifoso non è stupido. Non chiede lo scudetto, ma sa riconoscere chi dà tutto per la maglia. Hanno amato due giocatori come Piacentini e Oddi, due giocatori con i piedi quadrati ma che hanno dato tutto per la maglia.

Zaniolo. Può essere lui la nuova identificazione del tifoso romanista? 
Non so cosa pensa nella testa. Lui piace a tutti di suo, la corsa facile, la fisicità, i capelli. Dico solo, portatelo un giorno a Trastevere, dentro una macelleria di Testaccio, fategli respirare le viscere di Roma.

Il giocatore che ha più incarnato le viscere di Roma? 
Daniele De Rossi. Una volta lo vidi piangere in tv e gli mandai un messaggio. Daniele l’ho visto crescere da bambino, allo Sporting a Ostia.

Tu hai pianto per la Roma? 
Scherzi? Mille volte. Liverpool, Lecce, il Roma-Pisa quando morì il presidente Viola. Una settimana dopo a Bari io che faccio il gol decisivo dell’1-0. Ho pianto a Roma-Bayern Monaco. Piangi pure per il nervoso a volte. Il bomber Pruzzo, prima della partita quando giocava con la Juve o l’Ascoli, dava di stomaco.

Da due anni dirigente dell’As Roma femminile. 
Sono felice di questo incarico. Con le ragazze ho un bel rapporto. Avere due figlie, una di 27 anni e l’altra di 25 aiuta. Cosa mi ha sorpreso? La grandissima preparazione, l’enorme applicazione. Sono dilettanti come statuto, ma professioniste nella testa.