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Il Messaggero (M.Ferretti) – Walter Sabatini, il ds della Roma, ha annunciato da circa un paio di mesi di voler interrompere con un anno di anticipo il suo rapporto con il club giallorosso. E a Trigoria (e a Boston) nessuno, tranne Luciano Spalletti che ha formalmente dichiarato di spingere per un ripensamento del dirigente, si è strappato le vesti. Questo, in sintesi, significa che alla Roma il divorzio sta bene. Il presidente James Pallotta, ad esempio, non ha mai dichiarato di voler far recedere Sabatini dalla sua decisione. Al tempo stesso, il ds non perde occasione per spedire messaggi, più o meno in codice, al suo datore di lavoro. L’ultimo, in ordine di tempo, qualche giorno fa da Perugia, prendendo a spunto le posizioni di Pjanic e Nainggolan: una sorta di scarico di responsabilità, in caso di eventuali cessioni dei due quotati centrocampisti. Non il miglior rapporto possibile tra le parti, ne converrete. Sabatini andrà via perché si sente depotenziato rispetto al primo periodo della Roma a stelle e strisce; Pallotta non lo ferma perché, essendo il padrone del vapore, vorrebbe essere – sempre più – lui a comandare.

Come accaduto in occasione della cacciata di Rudi Garcia e dell’ingaggio di Luciano Spalletti. Sabatini era per tenere il francese; Jim, supportato da Alex Zecca, l’ha mandato a casa. Modificando un po’ la terminologia, si potrebbe dire che oggi Sabatini serve di meno al bostoniano. Che, dopo avergli garantito cinque anni di carta bianca in cambio di zero successi, vorrebbe incamerare qualche trofeo, e non solo (indispensabili) plusvalenze. Ma il fatto che il ds se ne andrà, e non che sarà cacciato, la dice lunga sulla voglia di entrambe le parti di salutarsi. Perché uno come Sabatini è abituato a comandare: se non può farlo, se ne va via. Ma quando svuoterà l’ufficio di Trigoria? All’interno della Roma c’è chi, nonostante tutto, vorrebbe che il ds facesse tutto il mercato, e che – insomma – non salutasse a metà dell’opera. Un po’ quanto vorrebbero coloro che hanno già garantito per i prossimi anni a Sabatini tutta quella forza che alla Roma oggi non ha più. Chi a spunterà in questi giochi di potere? Lo scopriremo solo vivendo. L’importante è che non perda la Roma.