CORRIERE DELLO SPORT (Lorenzo Scalia) – Vincent Candela ha provato sulla sua pelle la pressione della settimana che porta alle sfide tra Roma e Juventus, che definisce “le partite più sentite in città dopo il derby”. Il francese, tra i protagonisti dell’ultimo scudetto giallorosso, in carriera ha fatto male alla Vecchia Signora. Brilla tra i ricordi il gol del 2-0 del 1998 nell’era Zeman.
Candela, cosa si aspetta da Roma-Juve? “Lo stadio pieno, come è ormai abitudine da sei anni a questa parte. L’Olimpico è una garanzia”.
E in campo? “Una battaglia decisiva per la corsa alla Champions. Se la Roma vince va a +7 punti, un vantaggio enorme, anche mentale. E se non perde resta a +4. La verità è che la partita contro la Cremonese è stata fondamentale: quel 3-0 ha aumentato la fiducia in una giornata dove la concorrenza ha faticato”.
Roma-Juve è anche Gasperini contro Spalletti. “Gasperini in così poco tempo sta facendo tanto. È una garanzia, porta esperienza e punta in alto. Spalletti non l’ho mai avuto, ma fa bel gioco, non è mai facile subentrare in corsa per un allenatore. E poi ricordiamoci che la Juventus è sempre la Juventus, a prescindere dal momento che attraversa”.
L’impatto di Malen è stato devastante. “Non lo conoscevo bene. È un attaccante esplosivo, molto diverso dagli altri in rosa, meno fisico ma con una tecnica e una velocità di pensiero impressionanti. Capisce in ogni momento cosa fare. Tuttavia non voglio fare paragoni”.
La Roma vola anche senza Dybala. “Paulo è un patrimonio del calcio, è bellezza. Un tempo si diceva che esiste una Roma con Dybala e una Roma senza Dybala. Oggi invece c’è la Roma al primo posto, a prescindere da giocatori, allenatori e dirigenti”.
Intanto Cristante è sempre più un leader e capitano di questa squadra. “L’ho sostenuto e difeso anche in tempi non sospetti. Fa un lavoro sporco che chi non capisce di calcio non vede. Cerca soluzioni per verticalizzare, si prende dei rischi. È dotato di un’intelligenza tattica fuori dal comune, non fa polemiche e non soffre mai di problemi fisici”.
Wesley invece sogna di diventare Cafu. “Sta facendo bene, ma Cafu ha giocato quattro Mondiali. È giovane pure lui. Mi piace più a sinistra che a destra e non si ferma un attimo. Può sbagliare scelta o controllo, ma ha una passione e una voglia di imparare che lo porterà in alto”.
Chi mette al primo posto per rendimento tra i tanti ragazzi che stanno trovando spazio con Gasperini? “In prima linea Venturino, Pisilli e Ghilardi”.
Thuram contro Koné: una balla sfida in salsa francese. “Koné ha del potenziale inesploso. Sarà interessante vederlo di fronte a Thuram, il figlio di un mio amico”.
Capitolo ricordi. Quale Roma- Juventus del passato le strappa un sorriso? “Nel 1998 c’erano tante polemiche, Sensi era molto critico nei confronti della Juventus. Le problematiche erano risapute. Mi ricordo bene il gol sotto la Sud. E poi è impossibile dimenticare il 2-2 nell’anno dello scudetto; perdevamo 2-0 ma siamo riusciti a riprendere una partita che sembrava persa, dando un segnale forte al campionato”.
Come si vince uno scudetto a Roma? “Lavorando sul gruppo. Bisogna avere giocatori importanti sia in attacco che in difesa, ma anche in porta. Per esempio Svilar è perfetto. Certo, Batistuta faceva la differenza sotto porta. Ma avevamo anche Tommasi, Cafu, Aldair, Samuel e Montella, senza dimenticare ovviamente Totti. Il terzo scudetto della Roma è partito dalla parola programmazione”.
E cosa manca a questa Roma per arrivare al tricolore? “La famiglia Friedkin ha speso molto, anche nell’ultima finestra di mercato. Ha parlato attraverso i fatti e non con le chiacchiere, in mezzo ci metto anche la questione stadio. Poi non è facile vincere e non si può vincere sempre. Gasperini però è l’uomo giusto per il campo, e anche quando fa polemica è per il bene della Roma e non per mettere le mani avanti. Sono sulla strada giusta”.



