Tonelli alza la voce: «Denis è un vigliacco Procura condizionata»

denis tonelli
La Gazzetta dello Sport (G. Cioni) – Lorenzo Tonelli, centrale difensivo dell’Empoli, stavolta si fa baluardo di se stesso. «The Wall», come lo chiama lo speaker dello stadio Castellani, innalza un muro di fronte alle accuse che gli sono piombate addosso dopo i pugni di German Denis. Il giovane difensore, 25 anni, famiglia di medici, si ritrova sui giornali non per i 5 gol all’esordio nel massimo campionato ma per un duello rusticano con l’attaccante atalantino, sfociato in uno dei post gara più caldi degli ultimi anni. «Non volevo parlare – dice al termine dell’allenamento – ma visto quello che viene detto e scritto non posso fare altrimenti. Io sono tranquillo, ecco perché avevo scelto il silenzio – aggiunge – anche perché, a differenza di altri, non avevo niente da giustificare. Ma dopo che sono uscite gravi accuse su di me e su quanto successo ho deciso di farlo». Ecco il «film» della sua conferenza di ieri, cui l’Atalanta – interpellata – non ha voluto replicare. LA PARTITA «Atalanta-Empoli era una gara importante – racconta Tonelli – uno scontro salvezza. Durante il match c’è stato nervosismo e devo dire che c’è stato dall’una e all’altra parte. Ci sono state anche provocazioni, anche queste da entrambi le parti. Ma al 90’ è tutto finito».

FINE GARA «In ogni caso, al termine della partita – prosegue il difensore – sono andato a salutare i tifosi, ho stretto la mano agli arbitri e sono andato diretto negli spogliatoi, senza aspettare Denis e senza minacciarlo davanti a suo figlio. Dicono che nel tunnel io lo abbia minacciato. Ma come è possibile? Lui stava parlando a Sky nell’intervista di fine gara e non potevo in nessun modo intercettarlo. Non ero nel tunnel ad aspettarlo e tanti giocatori possono testimoniarlo. Sono poi entrato nel nostro spogliatoio». IL CAZZOTTO «Dopo una ventina di minuti mi sento chiamare da fuori lo spogliatoio. Mi affaccio ed era Denis, lui fa finta di volermi parlare, gli vado incontro e mi dà un cazzotto, colpendomi sullo zigomo. Faccio un passo indietro per la botta e poi vado verso di lui: appena uscito dallo spogliatoio Cigarini mi blocca e Denis mi colpisce di nuovo, due volte sulla testa. La sensazione è che sia stato tutto concordato. A quel punto per bloccare la mia reazione si è messo in mezzo un dirigente dell’Atalanta che non conosco. Lui non mi ha fatto niente, ma siamo caduti. In quel momento si sono spente le luci e Denis è scappato come un vigliacco».

SCUSE MANCATE «Se l’Atalanta avesse porto delle scuse – conclude Tonelli – non sarebbe successo niente. Al contrario sono state inventate cose per giustificare quanto fatto da Denis infangando me. Fuori passa il messaggio che io ho minacciato lui e il figlio di morte e non mi va bene. Se fosse vero, sfido chiunque a dire che lui non avrebbe reagito subito a certe frasi». PROCURA «Vorrei davvero sapere come la procura ha trovato il coraggio di scrivere certe cose, anche dopo aver parlato con me. Se non hanno visto i fatti non possono farsi condizionare dalla situazione mediatica e quindi scrivere altre cose. La frase non c’è stata e non ci sarebbe stato neppure modo di dirla per come si è svolto il dopo partita perché, come mi è stato raccontato, dopo l’intervista Denis è corso negli spogliatoi: se così è andata come abbiamo fatto a incontrarci?».

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