L’Associazione Italiana Arbitri interviene dopo le dichiarazioni di Luciano Spalletti al termine di Juventus-Lazio. Il tecnico bianconero aveva acceso il dibattito sottolineando come gli arbitri rappresentino l’unica figura non professionista in campo, invocando una riforma capace di eliminare una condizione di precarietà che, secondo lui, finisce per incidere sull’equilibrio delle partite.
Attraverso una nota ufficiale, l’AIA ha chiarito di non essersi mai opposta all’ipotesi del professionismo arbitrale. Il presidente Antonio Zappi e il Comitato Nazionale avevano già manifestato nei mesi scorsi disponibilità a discutere una riforma in tal senso. Per l’AIA, però, il nodo non riguarda esclusivamente la Serie A. Il vero salto di qualità passa da un investimento strutturale sulla formazione arbitrale, a partire dalle categorie inferiori. Serie C, Serie D e settori giovanili restano il bacino fondamentale per costruire arbitri all’altezza delle esigenze del calcio moderno, evitando interventi limitati solo al vertice del sistema.
Un tema che, in casa Roma, continua a far discutere da tempo. La richiesta di una classe arbitrale più preparata, autorevole e realmente indipendente è centrale, soprattutto in un contesto in cui episodi controversi e decisioni discutibili hanno spesso alimentato polemiche e malumori. L’obiettivo dichiarato dall’AIA è quello di riportare al centro la figura dell’arbitro, rafforzandone personalità e credibilità, senza che la tecnologia diventi un elemento dominante. Una sfida che il calcio italiano non può più rimandare e che, inevitabilmente, riguarda anche il percorso e le ambizioni della Roma.



