Perez: “Fonseca mi ha chiamato e mi ha convinto per farmi venire alla Roma. Voglio diventare un giocatore importante qui”

Carles Perez, attaccante della Roma, è stato intervistato da Mundo Deportivo ed ha parlato anche del suo primo gol con la maglia giallorossa contro il Gent. Queste le sue parole:

Debutto come titolare e gol. È riuscito a dormire poi?
“Sì, era molto importante per me. Non pensavo per niente che sarebbe stato così. Avevo molta voglia e molta fiducia ma non avevo la certezza di segnare. Sono molto contento di aver aiutato il club a vincere dopo molte partite senza segnare”.

Per un attaccante fa sempre bene poter iniziare segnando…
“Arrivavo da tre partite nelle quali ero subentrato e ogni volta mi sentivo meglio. Ho avuto l’opportunità di giocare come titolare e ne ho approfittato. Noi attaccanti abbiamo bisogno di sicurezza e autostima e quale modo migliore di segnare per averle. Avevo già la fiducia del mister, del club e dei compagni e spero di continuare così”.

È arrivato con la nomea di essere un giocatore del Barcellona, passando dall’essere un calciatore delle giovanili a uno di quelli che genera più aspettative a Roma. Come lo vive?
“Molto bene, come sempre. Sono umile e un gran lavoratore e non bisogna essere o sentirsi migliore di altri. Siamo tutti uguali nel club e voglio guadagnare minuti e aiutare la squadra”.

Questo non ti genera ulteriore pressione?
“No, ringrazio il club e vengo qui per aggiungere qualcosa. Vero che qualcosa cambia perché in Spagna avevo un altro ruolo ma spero di aiutare la squadra e fare altri gol”.

A livello mediatico è anche passato in un mondo completamente diverso. Ha sofferto i primi giorni dove è stato ripreso in una discoteca di notte con i suoi amici? Il fatto è stato discusso più in Spagna che in Italia…
“Ho visto quello che è uscito in Spagna e non vale la pena rispondere, né fare nomi. Nella presentazione della squadra ho chiarito come le informazioni fornite da alcuni giornali in Spagna non fossero vere. Per iniziare, non me ne sono andato dopo la partita. Abbiamo giocato venerdì e sono uscito a cena sabato con alcuni amici perché domenica avevo il giorno libero e alla fine sono nuovo qui a Roma. Comprendo e rispetto che alcuni tifosi che potrebbero sentirsi turbati e chiedo perdono. Ma insisto, sono venuto qui per lavorare”.

Tutto è stato molto veloce. Prima squadra nel Barça, giochi, segni gol, rinnovi. E improvvisamente, è fuori…
“È difficile spiegare perché non so nemmeno io cosa sia successo. Non mi hanno dato le spiegazioni che mi dovevano dare, almeno quelle reali. L’allenatore mi disse che non contava su di me perché aveva più persone nel reparto avanzato. Anche se me lo hanno detto dieci giorni prima della chiusura del mercato quando il nuovo allenatore era cambiato da un po’. Ma il Barça è il mio passato adesso, il mio presente è a Roma e voglio essere un giocatore importante per loro”.

Avevano più giocatori nel reparto avanzato, ma ora hanno dovuto prendere Braithwaite, dal Leganés, per avere un ruolo simile al tuo…
“A volte si prendono decisioni corrette e altre no. Il Barcellona vuole vincere ma non si ha pazienza con i giovani. Non ho molta voglia di parlare di questo. Sono grato al Barcellona per tutto quello che mi ha dato e tutto ciò che ho appreso lo so grazie a loro e questo mi ha permesso di arrivare in un grande club come la Roma. Non si sono comportati bene alla fine ma sono comunque grato”.

Fa male…
“Più che altro di proposito. Sono un ragazzo che ha dato tutto per il Barça fin dall’infanzia. Il mio sogno era quello di raggiungere la prima squadra, l’ho raggiunto e ora è stato presa questa decisione senza motivo. E di più con le partite che stavo facendo. Parlano molto della Cantera e alla fine dimostrano il contrario. Comunque, non ho una brutta immagine del Barça, gli sono grato, ma non mi sono piaciute le forme. Niente di più”.

Di tutte le cose belle di questi anni, cosa tieni?
“Sono molto grato soprattutto agli allenatori. Una persona molto importante per me, che mi ha fatto rimanere negli ultimi due anni, è stato García Pimienta, uno dei migliori coach che ho avuto. E poi prendo anche grandi compagni, amici, persone nello staff. Vi ringrazio. Anche i compagni della prima squadra, tutti mi hanno trattato molto bene e mi hanno accolto alla grande. Allo stesso tempo, vorrei evidenziare Ernesto Valverde, che mi ha dato la possibilità di poter debuttare e giocare nella squadra dei miei sogni sin da quando ero piccolo”.

Avevi molte proposte. Come mai la Roma?
“Avevo molto offerte dalla Germania, dall’Italia e dalla Spagna. Mi ha chiamato il mister e ho parlato con lui e quando un allenatore ti chiama è perché ha tanta fiducia in te. Mi ha convinto per quello che mi ha detto e trasmesso. Ho pensato al club, alla squadra, alla città e mi convinse. Non mi sono sbgliato e sono entusiasta di stare qui”.

Che obiettivo ti sei posto qui?
“Di migliorare come giocatore. Il campionato qui è diverso e dopo la mia tappa al Barcellona qui posso migliorare sotto molti aspetti. Desidero diventare un giocatore importante qui, ancor di più dopo quello che ho vissuto con i tifosi giovedì. Senza parole”.

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