«Il gol? Lo dedico a chi mi vuole bene, di tutti gli altri non me ne frega niente». Rispetto alla sua prima esperienza italiana sarà anche cambiato, come ha assicurato a Walter Sabatini per convincerlo a prenderlo al posto di Podolski, ma il sangue è sempre quello latino. È orgoglio, istinto e sfacciataggine, un bel mix per Osvaldo, che nell’ultimo calciomercato è arrivato a Roma tra lo scetticismo e che sta provando a prendersi ciò che aveva lasciato più di un anno fa. Ed è per questo che il colpo di testa di Parma vale molto di più del gol (facile facile) contro il Siena. Per i tre punti, per la conferma e per se stesso. «Lascio che gli altri parlino, io lavoro per me e per la squadra».
Scetticismo Pagato 15 milioni di euro (più 2,5 di eventuali bonus), è stato l’acquisto più caro del calciomercato italiano. «Mi avete pagato pure poco», ha detto scherzando appena arrivato a Roma. Aggiungendo: «Punto a fare 20 gol». Vedendo le prime (deludenti) prestazioni con Cagliari e Inter, la gente ci ha scherzato su. E i rimpianti per Mirko Vucinic si sono sprecati. Così come i paragoni, subito pesanti. Così, alla prima occasione (il gol con il Siena, tutto merito di Borriello), Osvaldo si è sfogato con il gesto delle orecchie. Quello alla Delvecchio, tanto per intendersi. I tifosi hanno gradito a metà, lui ha risposto con il colpo di testa di Parma. «Un gol alla Pruzzo», ha detto Giuseppe Giannini. Che, stavolta, l’italoargentino ha festeggiato con la classica mitraglia, presa in prestito da Gabriel Omar Batistuta, il suo idolo. «Magari riuscissi a fare anche solo la metà di quello che ha fatto lui». Per ora ha segnato nella stessa porta in cui Gabriel, con la Roma, siglò uno dei gol fondamentali per lo scudetto del 2001. Non male.
Suggestioni A Parma, in tribuna c’era anche Gabriele Pin, vice di Cesare Prandelli, il c.t. che ha avuto Osvaldo a Firenze e che un giorno potrebbe anche ritrovarlo in azzurro. Così come Osvaldo, sabato, ritroverà l’Atalanta e Stefano Colantuono, il tecnico che proprio a Bergamo lo fece esordire in Serie A l’8 aprile del 2006 (Atalanta-Cremonese 2-0). Da lì Osvaldo volò a Lecce (con Zeman), poi Fiorentina, Bologna ed Espanyol. Ora c’è la Roma (ieri Perrotta si è fermato per una distorsione alla caviglia) e con Totti, nel valzer delle punte, è l’unico quasi intoccabile. «Io do sempre tutto, penso che Luis Enrique apprezzi questo». Dovesse continuare a segnare così, lo apprezzerà sempre di più anche la Roma e la gente di Roma. E questi 17,5 milioni di euro saranno solo un ricordo.
Gazzetta dello Sport – Andrea Pugliese