Il Tornatora

Il Messaggero – Luis Enrique: “Roma vai all’attacco”

di Redazione

«Se mi dicono che mi sto italianizzando comincio a preoccuparmi». Luis Enrique, tra l’infastidito e lo schifato, chiarisce inequivocabilmente di non appezzare il nostro calcio. Ma non per provocare Walter Mazzarri, il più di moda e al momento il più bravo dei tecnici di casa. Non è scortesia verso il collega, prima del posticipo del San Paolo. L’asturiano si accende perché stasera contro il Napoli vorrebbe rivedere la sua Roma. Che non è quella del primo tempo contro la Juve. «Dopo il gol di De Rossi, non abbiamo più fatto la nostra proposta, lasciando l’iniziativa agli avversari. Non è quella la mia idea, la mentalità dei giocatori non è quella che chiedo io. Appena ha segnato Chiellini sono ripartiti. Avrebbero dovuto invece continuare a giocare così anche quando eravamo in vantaggio». 

«Nemmeno parlo la vostra lingua,come mi potrei essere italianizzato? E’ presto, magari tra sei mesi o un anno». Si sforza di sorridere, anche se i nervi sono scoperti e ogni sua replica è almeno ironica. «Con il Napoli dovremo fare più possesso palla di quanto ne abbiamo avuto contro la Juve: se non ci riusciremo, vorrà dire che sono stati bravi loro». Insiste, per non smentirsi, più sul tiqui-taca che sull’atteggiamento tattico. «Si può cambiare anche in corsa il sistema di gioco: se rinunciassi alle modifiche sarei ridicolo. Non è poi strano mettere Pjanic su Pirlo: giocatore offensivo contro migliore avversario». Ecco dove nasce Napoli-Roma. Luis Enrique invidia Cavani a Mazzarri. «Perché da punta di grande qualità, appena perde palla, sa già che cosa fare per aiutare i compagni a difendersi. Pensa subito a quello come gli attaccanti del Barça e del Real, delle big d’Europa». Di Cavani ne vorrebbe 11. «Perché io posso insegnare a una punta la fase difensiva, mentre da un difensore non posso pretendere il lavoro di attaccante perché non potrà mai avere la stessa qualità. Io sono disposto a mettere sempre tanti giocatori offensivi e lo state vedendo, ma devono partecipare alla riconquista del pallone».

«L’obiettivo è un risultato importante. Voglio vincere. Contro una grande squadra e una tifoseria caldissima, però, servirà una prestazione super». E’ la sfida di Luis Enrique. «Il Napoli è una squadra fatta e di altissimo livello, come dimostra l’andamento in Champions. Noi abbiamo iniziato in estate un progetto, ma manca tantissimo. Non si cambia in cinque mesi o perché prendi un allenatore diverso o calciatori di livello. Ho visto progressi, ma sarebbe meglio avere un pò di fortuna e fare velocemente i risultati. Loro ci aspetteranno per ripartire veloci con quei tre campioni bravissimi in contropiede. Non ci possiamo dunque permettere errori e dobbiamo giocare con intensità». Non si sentirà italianizzato, ma in una notte ad alto rischio Luis Enrique si appoggia al calciatore più bravo del Paese. L’elogio per Totti è anche la carezza dopo gli insulti di qualche tifoso al capitano dopo il rigore sbagliato contro la Juve: «Francesco ha fatto la sua miglior settimana di lavoro. Ho insomma visto la sua migliore versione. Da lui mi aspetto moltissimo. Gli ho parlato e mi è sembrato felice come sempre. Ha recuperato bene dopo l’infortunio e adesso è in forma: può battere altri record. Con lui ho un ottimo rapporto, sia se gioca sia se non gioca. Non ha ancora segnato, ma ci riuscirà sicuramente: lo ha sempre fatto, perché non lo dovrebbe fare quest’anno? Non sono preoccupato. Fa parte del progetto, è il capitano. Deve continuare così. Se sta in campo, il rigore lo tira sempre lui, a meno che non sia Francesco a dirmi di non essere in condizione di farlo».

Anche a De Rossi dedica parole di grande stima. «So che lui è diverso dagli altri. Può fare tre ruoli: dietro, regista e mezzala. Mi piace in quel ruolo, con lui in difesa, l’uscita del pallone è migliore. Ma perdiamo un giocatore importante a centrocampo». L’incontro con i media si conclude con una risposta acida a una domanda innocua («Quale voto si dà dopo i primi cinque mesi?»). «Non siamo a scuola! Io rispetto tutti, ma vorrei ricevere lo stesso trattamento». L’incontro con i media si conclude con una risposta acida a una domanda innocua («Quale voto si dà dopo i primi cinque mesi?»). «Non siamo a scuola! Io rispetto tutti,ma vorrei ricevere lo stesso trattamento». Il cronista di una radio locale cerca di chiarire, ma Luis Enrique non si placa: «Devi stare zitto».
Il Messaggero – Ugo Trani