Malagò: “Stadio della Roma? Sono a favore dell’impianto, anche se perderemo un cliente all’Olimpico”

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Giovanni Malagò, presidente del Coni, è intervenuto ai microfoni di Sky per un’intervista in cui ha toccato molti temi, tra cui il progetto del nuovo stadio della Roma«Sono a favore, perché tutto quello che riguarda l’impiantistica mi vede a favore. Comunque sia sono schierato al fianco di questo progetto, magari con il rischio di perdere un cliente importante allo stadio Olimpico. Se questo è il futuro, come del resto si vede anche all’estero, mi sembra giusto andare incontro al futuro»

«L’ufficializzazione della candidatura di Roma 2024 è stato un momento significativo, felice, che ha dato molto entusiasmo al mondo sportivo. Roma, con tutte le contraddizioni, la sua storia, con la credibilità e al tempo stesso gli scandali, le vicende degli ultimi tempi, nel bene e nel male, rappresenta una grandissima forma di appeal». Così Malagò ha commentato la candidatura italiana per i Giochi Olimpici del 2024. «La santa messa degli sportivi, celebrata in San Pietro dal cardinale Ravasi, e la venuta del Santo Padre in mezzo a 11 mila sportivi, è stato forse il momento più emozionante di questo mio mandato – aggiunge -. Nel 2014 ci sono state tante luci e molte, troppe ombre, con discipline che si sono distinte e altre che non sono riuscite a emergere. Noi abbiamo sempre la cultura di portare avanti tutto il fronte sportivo; vedremo, dopo le Olimpiadi di Rio, se questo modello è ancora giusto. Il Coni – sottolinea Malagò – con la scuola non dovrebbe entrarci, invece la faccia io ce l’ho messa: abbiamo investito nel progetto ‘bridge’ un ponte che si chiama sport di classe. Se a Mennea non lo avesse scoperto il professor Mascolo, non so se sarebbe mai diventato Mennea»

«Se devo dire quello che penso, la sconfitta contro l’Uruguay ai Mondiali brasiliani, ci sta pure, vista la grande tradizione e competitività dei sudamericani. Non mi sarei aspettato, invece, di perdere contro il Costarica», prosegue il numero uno del Coni. «L’elezione di Tavecchio al timone dell Figc? La sorpresa non c’è stata, nei termini che mi aspettavo: il mondo del calcio ha trovato i propri equilibri, si è ricompattato, non so se abbia accettato di fare compromessi. E poi alla lunga non so se portano a dei risultati, che peraltro oggi sono secondo me indispensabili», ha aggiunto. «Conte? Sapevo benissimo chi è, come ragiona, com’è fatto: è un maniaco del lavoro, è molto esigente. Leggo sui giornali voci che non so se corrispondono al vero (circa un suo possibile addio, ndr). Mi dispiacerebbe tantissimo. Lui dà tutto e pretende tutto».

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