Sean Cox lascerà l’ospedale per la prima volta dopo gli incidenti di Liverpool-Roma dello scorso anno. Come riferisce newstalk.com, l’occasione è per partecipare a una partita di beneficenza promossa in suo onore all’Aviva Stadium di Dublino, tra le leggende irlandesi e quelle dei Reds. Cox, in cura presso il National Rehabilitation Hospital di Dublino, rimase vittima degli scontri precedenti al match di Champions League del 24 aprile 2018. Un amico di Cox, Stephen Felle, ha rivelato che il 53enne sarà presente alla partita: “Sean sta meglio – ha dichiarato – ed è consapevole del sostegno che sta ricevendo. E’ eccitato di tornare allo stadio. È incoraggiante che abbia ricominciato a parlare e che i suoi movimenti siano migliorati ma avrà bisogno di cure per il resto della sua vita”. Felle ha sottolineato la grande mobilitazione per Cox: “Riceviamo tantissime e-mail o messaggi ogni settimana. C’è un club di sostenitori del Liverpool in Arizona che ha organizzato una raccolta fondi”, e ancora: “Lo stesso avviene da parte dei tifosi della Roma. C’è stato un bambino che ha inviato 5 euro presi dal suo regalo della Comunione”.

La moglie di Cox, Martina, ha poi rilasciato alcune dichiarazioni a irishtimes.com. Queste le sue parole:

Quei 17 secondi di follia hanno creato una condanna per Sean e anche per noi, perché la vita ci è cambiata a tutti. Ciò che gli è stato fatto è incredibileÈ difficile da comprendere il modo con cui hanno agito: si sono cambiati i vestiti per non essere riconosciuti e poi… si sono seduti sugli spalti dello stadio a guardare la partita. Sarò onesta. Ogni mattina mi sveglio e mi chiedo: ‘È successo davvero?’ È la prima cosa che penso ogni mattina e l’ultima cosa che penso la seraLa prima ad avvisarmi di quanto accaduto a Sean è stata mia cognata Aisling, ma mi ha dato informazioni molto vaghe. Dopo 20 minuti ho ricevuto un’altra telefonata ed era l’infermiera dell’ospedale di Aintree  la quale mi ha detto ‘Sean ha avuto un’emorragia celebrale, le prossime 24 ore possono essere critiche quindi devi raggiungerci. Ricevuta quella chiamata sono andata nel panico. Non sapevo cosa fare. Ci siamo sentiti impotenti. Quando poi finalmente sono arrivata nel Walton Center di Liverpool e ho visto Sean è stato terribileAveva la testa gonfia coperta dalle bende. Non sembrava nemmeno Sean. Ero devastataSei seduto lì ad aspettare che accada qualcosa, ma è accaduto molto poco. Ci siamo semplicemente seduti accanto a lui e gli abbiamo parlato. Abbiamo cantato delle canzoni e gli abbiamo tenuto la mano. Non sapevamo se ci potesse sentire oppure no, ma ci piaceva pensare che ci ascoltasse.  Ha aperto gli occhi per 35 minuti. E giuro su Dio che sembrava di aver vinto il LottoDa quando si è trasferito al National Rehabilitation Hospital a Dùn Laoghaire lo scorso ottobre è venuto a casa due volte, solo per un paio di ore. Averlo avuto a casa è stato fantastico, una delle cose più belle. È orribile vivere senza la sua presenza. Ci mancaPer tutto quanto successo sono arrabbiata, ma non mi soffermo su questo perché non fa bene né a me né a nessuno. Non ha senso. Il mio obiettivo è portare Sean nel posto migliore per guarirlo. Adesso ho tante cose da fare e non voglio sprecare le mie energie a persone come loro (riferendosi agli assalitori del marito ndr)”.