Il Messaggero – Mai gettarsi in giudizi sui nuovi arrivati perché poi la brutta figura è dietro l’angolo. Rudi Voller ne è stato l’emblema: da bidone s’è trasformato negli anni nel tedesco che vola mantenendo ancora oggi un posto speciale nel cuore del tifoso romanista. Archiviata la premessa d’obbligo, dopo 5 partite stagionali nessuno si offenderà, diretti interessati inclusi, se dai nuovi arrivati, Lukaku escluso, era lecito attendersi qualcosa in più.
Se Sanches rischia di trasformarsi per il gm Pinto (e suo malgrado per Mourinho) in un caso difficile da spiegare mentre Parades, nonostante palesi alti e bassi ha la fiducia incondizionata dello Special, ad oggi Aouar e Ndicka faticano più del dovuto. L’algerino, al di là di giocare “Al ritmo della paura“, sinora non ha mai inciso come il suo valore lascerebbe pensare. Il gol a Verona, non nasconde un approccio timido per un calciatore che nei piedi ha invece grande qualità.
Ma quello che sorprende di più è l’involuzione di Ndicka. Domanda d’obbligo: dove è finito il difensore che soltanto due anni fa con l’Eintracht vinse l’Europa League da protagonista?
Anche a sera l’ivoriano ha alternato un paio di buoni anticipi a due svarioni che se gli attaccanti non fossero stati i mediocri sarebbero costati cari.
Veloce sul lungo, Evan soffre sul breve. In marcatura se non anticipa, fatica a contrastare l’avversario nell’uno contro uno. Spesso lascia concludere l’attaccante anziché provare a frapporsi al tiro e non appare impeccabile nelle diagonali. In tempi non sospetti Mou aveva provato a preservarlo, regalando come giustificazione il fatto che dovesse “Abituarsi a giocare con noi“.