Gazzetta dello Sport – Cassetti: «Luis Enrique presuntuoso. E con Zeman c’è la qualità»

Ecco l’intervista realizzata dalla Gazzetta dello Sport all’ex terzino della Roma Marco Cassetti:

Marco, perché è venuto a giocare nella serie B inglese?
«In Italia ho atteso un paio di mesi che arrivasse un’offerta interessante. Il 20 agosto mi sono stufato di aspettare e ho accettato questa proposta. Ho firmato un contratto annuale, ma qui sto bene e non mi dispiacerebbe restare più a lungo».

Perché è finita la sua storia a Roma?
«Perché non mi hanno voluto più. La nuova politica della Roma è quella di ringiovanire e dovevo aspettarmelo. Però mi ha fatto male lo stesso».

Diciamola tutta.
«Beh, forse avrei meritato un altro anno».

Com’è è stato chiuso il rapporto con la Roma?
«Silenzio generale da parte dei dirigenti e una festa bellissima da parte dei miei vecchi compagni di squadra».

Che cosa le hanno organizzato?
«Mi hanno fatto una sorpresa a maggio. Con una scusa mi hanno portato in una sala di Trigoria e mi hanno mostrato un video con i miei momenti più belli nella Roma. Poi mi hanno consegnato un quadro con la maglia autografata e alcune foto. Mi sono commosso. Ma si è emozionato anche qualche compagno: Totti, De Rossi, Perrotta».

La scelta di affidare la Roma a Luis Enrique?
«È stata una decisione coraggiosa, ma i risultati l’hanno bocciata. Non si può prendere l’allenatore del Barcellona B e consegnargli la Roma».

Il più grande errore di Luis Enrique?
«Ha sottovalutato il calcio italiano. Ha peccato di presunzione. Gli vanno però riconosciute alcune qualità: è un uomo coerente e onesto».

La Roma al suo ex allenatore Zeman?
«Zeman propone un calcio offensivo di qualità».

Rimpiange non aver potuto lavorare nuovamente con Zeman?
«Rimpiango la Roma. E rimpiango Roma. È la città dove ho deciso di vivere».

I più grandi compagni di avventura di Cassetti?
«Totti è il numero uno. Poi Vucinic e De Rossi. Mirko è un fuoriclasse. Gli ho visto fare cose che appartengono solo a Messi e Cristiano Ronaldo».

La maggior differenza tra il calcio inglese e quello italiano?
«L’intensità. I ritmi quassù sono più alti».

L’atmosfera fuori dal campo?
«Fantastica. Qui non si sa che cosa sia la pressione».

L’aspetto negativo?
«Gli arbitri. Sono molto limitati».

Come gioca il Watford?
«Facciamo il 3-5-2, io sono l’esterno destro. Riesco a coprire ancora bene il campo, nonostante a Roma si pensasse che fossi bollito».

Come va con l’inglese?
«In due mesi ho compiuto grandi progressi. Lo avevo studiato a scuola e ho buona memoria».

Che cosa le resta di sei anni di Roma?
«Il gol nel derby, i trofei conquistati con Spalletti, partite memorabili e i rapporti con i compagni. L’ultimo che ho sentito è stato Totti. Mi ha chiamato durante la sosta della Nazionale. “Marco, sto a Londra”. “A Francé, io sto a Watford”. Francesco è così: ti sorprende sempre».

Gazzetta dello Sport – Stefano Boldrini

 

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