Incroci pericolosi

Corriere della Sera (G.De Carolis) – Come in una grande zuppiera, dentro Roma-Inter ribollono una quantità tale di ingredienti, calcistici e soprattutto extra, da renderla una sfida con sapori contrastanti. Il ritorno da avversario di Luciano Spalletti all’Olimpico, salutato dai tifosi giallorossi con ingenerosi fischi nonostante un secondo posto e la qualificazione in Champions, è un rivedersi tra divorziati astiosi. «Roma non mi è indifferente è una città e un gruppo cui ho voluto bene. Vado con entusiasmo, poi mi accolgano come vogliono». Non sono attese cortesie per il tecnico, costretto a confrontarsi con l’ex capitano Francesco Totti. La passata stagione è stata un interminabile addio, imputato (a torto o ragione, ognuno ha la sua versione) all’allenatore. «Sarò ben contento di abbracciare Totti, non ci sono casi in sospeso, poi lui può pensare e dire quello che vuole, ho il mio amore da distribuire e per lui è un bel pezzo». Spalletti dispensa miele, Totti lo inzuppa di fiele. I panni da neo dirigente non gli hanno ammorbidito la lingua e al sorteggio di Champions, il Pupone ha pescato la pallina del veleno. «Abbraccio è una parola grossa, lo saluterò per rispetto», tutto qui e forse è più che abbastanza così.

Lo scambio è solo l’ultimo di una sfida senza quartiere in piedi da tre mesi. Il trasloco del duo Spalletti-Sabatini all’Inter ha aperto un match durissimo. Le società si sono tagliate la strada sul mercato. I nerazzurri avevano puntato Rudiger e soprattutto Nainggolan, designato top player dell’Inter a inizio estate. Obiettivi inseguiti e sfumati, prima dell’ultimo confronto sanguinoso su Schick. L’Inter ha puntato sul giocatore già a maggio e prima se l’è visto sfilare dalla Juve che l’ha poi rifiutato, ora rischia di perderlo un’altra volta per l’offerta della Roma che ha qualche liquidità in più dei nerazzurri, fermi a un prestito con obbligo. Il caso Schick (ci è tornata su anche la Juve) si risolverà a giorni, ma il giocatore potrebbe anche restare alla Samp per un anno e andare poi a Torino.

Per colpa della retromarcia di Suning che a inizio agosto ha chiuso i rubinetti, il mercato dell’Inter si è inaridito. Spalletti è lucido quando dice «non dipende dai direttori (Ausilio e Sabatini, ndr ) se si pensava di arrivare a una certa quota, ma poi non è stato possibile farlo». Partita a caccia di campioni, pensando di avere un budget cospicuo, l’Inter ha poi dovuto virare e accontentarsi. La Roma sembrava pronta a smantellare, alla fine però ha trattenuto Nainggolan e Strootman e scelto due nuovi terzini. Nella serata dei destini rovesciati e dei lunghi coltelli, c’è però un ritorno che fa tutti felici: Florenzi è di nuovo convocato.

Al centro di un labirinto pieno di sfide (da non tralasciare il confronto Dzeko-Icardi), Roma e Inter è soprattutto il primo scontro diretto del campionato. Spogliata delle rivalità esterne, il match è un test sul valore delle due, vittoriose all’esordio, seppure per vie differenti. Liscia e bella l’Inter, sofferente e tenace la Roma. Di Francesco scansa il paragone con Spallettiè uno dei migliori») e punta al succo: «La prima in casa è sempre la prima. Voglio una qualità maggiore nel nostro modo di giocare, specialmente offensivo. Ai miei calciatori chiedo di dare tutto». È la stessa richiesta di Spalletti. «Ci sono occasioni che capitano e non si ripresentano: dimostriamo di essere squadra». Vediamo chi lo è.

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