Il peccato originale del pallone italiano: senza le tv muore

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Il Corriere della Sera (A.Ravelli) – Al netto dei vari filoni di inchieste che in questi giorni stanno diffondendo nuovi brividi nel mondo del calcio e che verificheranno, per esempio, se l’asta per i diritti tv è stata «turbata», o che uso alcune società hanno fatto dei soldi in arrivo a vario titolo da Infront (se è stato disinvolto, se è servito per maquillage sui bilanci, se ad aggirare i parametri della Covisoc) c’è un problema di sistema o, meglio, un peccato originale che rende il nostro calcio costitutivamente vulnerabile: senza i soldi dei diritti tv muore. «C’è stato un momento — dicono nei corridoi della Lega — in cui ci siamo consegnati a Infront». Un po’ crudo, ma, se è avvenuto, di sicuro è stato in cambio di molti soldi e per qualcuno (magari più d’uno) sarà stata avidità, per qualcun altro sopravvivenza (oggi i club possono mettere a bilancio anche quello che incasseranno in futuro dalle tv).

Non ci sono altre fonti di entrata che possano rendere le società un po’ meno dipendenti da questo flusso, negli anni crescente, di denaro. Le altre possibili (e che per esempio aiutano a sostenere club inglesi e tedeschi), sono il merchandising e gli stadi, ma in Italia non si riescono a sfruttare. Della difficoltà di costruire impianti di proprietà si sa tutto, ma diverse squadre non riescono a trovare nemmeno lo sponsor di maglia. Così, ogni volta che sono andati a trattare un’asta dei diritti tv, i club hanno trattato l’aria che respiravano.

E più aumentavano i soldi, più si rafforzava il potere di Infront (presentato alla Lega come possibile advisor per la vendita dei diritti tv nel 2008 da Antonio Matarrese) e, di conseguenza, di chi lo appoggiava politicamente (su tutti Claudio Lotito). Dall’avvento della pay tv in Italia, nel 1993, passando per la Legge Melandri che ha rimesso nelle mani della Lega la titolarità dei diritti di A, l’incremento è stato del 66%: dai 725 milioni del 2009-10 (ultima stagione col regime di vendita individuale), al miliardo e duecento milioni medi annui per il triennio 2015-18.

Così l’opera di Infront è diventata sempre più cruciale e più vasta. Per dire: la legge Melandri ha lasciato la possibilità ai club di cedere i propri diritti di archivio e di produrre le immagini delle partite. E oggi molte squadre, per entrambi i servizi, si avvalgono proprio di Infront (che pare ci guadagni una ventina di milioni l’anno). Il passo successivo sembra segnato: che la Lega, fiancheggiata sempre da Infront, si faccia la propria tv (e la regia unica per la ripresa delle partite sembra il primo passo in questa direzione), producendo e vendendo i propri contenuti direttamente. Magari con qualche problema per la libertà di cronaca, ma questa è un’altra storia (forse).

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