Il calcio vota Gravina. Il presidente riparte: riforma dei campionati, stadi riaperti e nuovi. L’agenda è già piena

La Gazzetta dello Sport (V. Piccioni) – Gravina ha vinto alla grande. E adesso viene il bello, cioè il difficile. Vincere da candidato unico è una cosa, prendere quasi tre quarti dei voti e pescare a piene mani anche nel bacino del rivale, un’altra. Però la medaglia ha pure il suo rovescio: niente alibi, con questa maggioranza le riforme le devi fare per davvero.

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Inevitabile pensare alla riforma dei campionati. Una riforma “qualitativa”,dice il presidente riconfermato. Aggiungendo: “Tutti dovranno rinunciare a qualcosa“. La riforma non si fa con le forbici, ma alcuni passaggi sembrano già chiari: una B1 e una B2, il tentativo di evitare che una retrocessione possa mandare k.o. un club; una C semiprofessionistica aiutata dalla svolta dei contratti di “apprendistato” per i giovani calciatori.

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Poi ci sono gli stadi. Da anni, siamo considerati la cenerentola del calcio europeo quanto a infrastrutture. Gravina è convinto che l’arrivo di Draghi possa essere un’occasione e che avere supporto al Mef (il procuratore federale Giuseppe Chinè è diventato capo di gabinetto del ministro Franco) possa aiutare una svolta.

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Contrario alla Superlega, possibilista sulla Superchampions. È la posizione di Gravina sulle grandi manovre in Europa. Fra i primi appuntamenti, Gravina vuole far tornare il calcio nella giunta del Coni. “La mia candidatura la do per scontata, ma più che con il presidente del Coni la vorrei condivisa con le altre federazioni”. Non ci sarà invece il tira e molla sugli incarichi dentro la federazione. “Utilizzerò questo risultato per cercare di ricomporre le lacerazioni nel rispetto nel  rispetto delle singole componenti“.

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