Giorgio Carpi ricordato dal figlio tramite un’intervista: “Volendo fare un paragone con i giocatori attuali, direi che si avvicina a Florenzi”

di Redazione

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Andrea Carpi, figlio del giocatore della Roma Giorgio, ha voluto ricordare il mediano, che ha militato in giallorosso dal 1927 al 1934 collezionando 45 presenze, attraverso un’intervista rilasciata al sito ufficiale del club. Queste le sue parole:

E il 18 luglio 2016 proprio Giorgio Carpi è diventato uno dei quattro “famers” della Roma per la classe 2016, insieme ad Arcadio Venturi, Giancarlo De Sisti e Toninho Cerezo. Lo stesso Giorgio Carpi che venne rappresentato nella coreografia dell’11 gennaio 2015 in Curva Sud prima di un derby, Roma-Lazio 2-2. “Mi piace tanto la politica della società giallorossa, di creare un legame con il passato. Papà sarebbe orgoglioso di questo riconoscimento”, sottolinea Andrea, 68 anni, professionista nel settore musicale.

Come nasce la storia tra la Roma e Giorgio Carpi?

“Nasce da lontano, lontanissimo, dalla militanza nel Roman. Mio padre ha vissuto questo club in diverse vesti. Da calciatore, da dirigente, da impiegato, persino da tecnico in un’occasione sporadica. Viene spesso ricordato per una nota rinuncia agli emolumenti come calciatore, testimonianza di fedeltà assoluta al club, di onestà e di attaccamento”.

Che giocatore era?

“Un mediano difensivo. Nel suo ruolo aveva la concorrenza di grandi interpreti come Bernardini e Ferraris IV, per questo si adattava a ricoprire più ruoli e di farsi trovare pronto quando serviva. Ma non viveva la competizione in modo ossessivo, tutt’altro. Aveva un rapporto di amicizia fraterno con Ferraris. Volendo fare un paragone con i protagonisti attuali, direi che si avvicinava a Florenzi. A noi figli ha spesso raccontato che si autodefiniva un “dodicesimo”. Provai anche io a intraprendere questa carriera, ma smisi presto. E sbagliai”.

Lei era un mediano come suo papà?

“No, in campo ero più offensivo di lui, una mezzala. Mio padre cercò di aiutarmi, ma poi decisi di fare tutt’altro mestiere nella vita. Tuttavia, la Roma l’ho vissuta tanto da bambino insieme a lui. D’estate mi portava spesso in sede a Viale Tiziano dove mi capitava di incrociare tanti giocatori di allora come Da Costa, Manfredini, Ghiggia, Menegotti, Pestrin, Losi. Ecco, con Giacomo nacque un bel rapporto di amicizia. Peraltro mio padre fu tra i dirigenti che contribuì a portare Losi alla Roma”.

Quando Carpi lasciò la Roma?

“Smise di collaborare con la società – dopo i vari incarichi menzionati – nei primi Anni Sessanta, con Augusto D’Arcangeli presidente. Giorgio era particolarmente legato a Renato Sacerdoti e Anacleto Gianni. A quel punto decise di dedicarsi alla sua squadra del cuore a distanza, da semplice appassionato e tifoso”.

E il resto della famiglia è ancora romanista?

“Assolutamente, siamo tutti romanisti, non abbiamo mai smesso di seguire le vicende della squadra anche se non frequentiamo lo stadio da un po’. Ci riuniamo spesso tra parenti per vedere insieme le partite. Quando notammo la faccia di papà nella coreografia del derby del 2015 fu un’emozione grande per tutti noi”.

Diceva in precedenza del suo lavoro?

“Sono un chitarrista. Ho lavorato al Folk Studio, la fucina di tanti musicisti romani conosciuti. Ho avuto il privilegio di suonare con Antonello Venditti per alcuni suoi dischi. Ho conosciuto bene Stefano Rosso, al quale anni fa dedicammo un evento e al quale partecipò il figlio David Rossi, il vostro speaker di Roma Radio”.

ASRoma.com