
Corriere Dello Sport (A.Polverosi) – Quattro gol alla Roma in 180 minuti, la Lazio va in finale di Coppa Italia e lo fa nel modo che la Nord sognava appena è stato composto il tabellone: eliminando i giallorossi. Che sia una finale meritata non ci sono dubbi, fra l’andata e il ritorno Inzaghi è stato superiore a Spalletti, per scelte e lucidità, e tutta la Lazio ha superato la Roma per tecnica, tattica, concentrazione e rabbia. La Roma ha vinto questa partita quando non contava più, quando la Lazio aveva perso anche Lulic (in campo da infortunato), quando la finale aveva già un nome in attesa di conoscere stasera l’altra sfidante. E’ stata grande la Lazio, per il cuore, per il carattere, per la capacità di soffrire e di non piegarsi mai, né all’andata, né al ritorno. Ieri era il 4 aprile, ma sembrava un altro 26 maggio. La Roma alla fine è stata applaudita dalla Sud, nonostante abbia perso il terzo obiettivo stagionale su quattro. Bravi i tifosi, meno, molto meno la squadra.
INIZIATIVA ROMANISTA – Le intenzioni della Roma erano chiare fin dall’inizio e del resto non era difficile immaginare la partita che aveva pensato Spalletti. La sua spinta è stata costante, ma poco ordinata, poco efficace e con un difetto che le ha impedito di essere davvero pericolosa: i cross sempre alti, alla ricerca del testone di Dzeko che, fra l’altro, sui 33 gol stagionali ne ha segnati solo 2 di testa. Wallace, De Vrij (poi Hoedt) e Bastos gli hanno soffiato tutti i palloni oltre i due metri. L’insistenza di quella scelta era dovuta all’imbottimento della difesa laziale deciso da Inzaghi sugli esterni (difesa a 5) e al centro con Milinkovic, Biglia e Lulic a ridosso della difesa. Non c’era possibilità di triangoli, di attacchi rapidi e stretti, e del resto alla Roma manca un trequartista tipico, capace di saltare l’avversario in una mattonella. Al 45′, il possesso palla della Roma era del 68 per cento. Possesso inutile.
INZAGHI ALLA TRAP – Il 2-0 dell’andata ha messo Inzaghi nella condizione a lui più congeniale: belli chiusi e ripartenze. Per l’atteggiamento, ma soprattutto per la robustezza e l’efficacia del suo sistema difensivo, per la rapidità delle idee, ieri ha ricordato Giovanni Trapattoni ai tempi della Juve. Senza arrossire, ha tenuto dietro la linea dei cinque, facendo ripartire sempre più spesso Basta a destra e Lukaku a sinistra. Prima di segnare, alla Lazio stava mancando proprio il contropiede, colpa di Felipe Anderson e in parte di Milinkovic, in quel frangente troppo leggeri e imprecisi nel tentativo di raggiungere Immobile.
PRIMA IMMOBILE-MILINKOVIC… – Nel momento decisivo, la Roma si è fatta infilare lasciando lo spazio a Felipe Anderson per il cross da destra, poi Immobile ha incenerito Manolas e calciato a colpo sicuro, Alisson ha fatto un inutile capolavoro con la respinta, su cui Milinkovic ha anticipato Paredes che si era imbambolato in mezzo all’area piccola. Ora la Roma doveva fare 4 gol per passare. Uno lo ha segnato subito, sfruttando l’unico errore di De Vrij, errore brutto, un mezzo liscio in area su cross di Rüdiger che El Shaarawy ha girato in porta.
…POI MILINKOVIC-IMMOBILE – Inzaghi ha messo Hoedt per De Vrij, Spalletti ha cercato di dare ancora più spinta con Bruno Peres al posto di Juan Jesus, il difensore più attento fino a quel momento. Ma Spalletti avrebbe dovuto cambiare tutta la squadra perché la Roma non c’era più. In due minuti, dal 9′ all’11′, la Lazio con Immobile ha avuto in contropiede tre occasioni per segnare e c’è riuscita alla terza con un lancio sparecchia-difesa di Milinkovic. La scena è stata surreale: Manolas e i compagni salivano, mentre Immobile schizzava dalla parte opposta e la palla accompagnava il suo scatto. Un po’ di melina, qualche tiro sballato, qualche scatto a vuoto di Keita, che stava per entrare già prima del 2-1, la Lazio ha un po’ rallentato e Salah, riprendendo la palla che El Shaarawy aveva stampato sul palo, ha pareggiato. Poi l’egiziano ha segnato anche il 3-2, chiudendo la partita con la più inutile e beffarda doppietta della sua carriera. Poco prima Spalletti aveva fatto un cambio difficile da capire: fuori El Shaarawy (un gol, un palo, il migliore della Roma) per far entrare Perotti. Nello stesso momento Inzaghi ha perso Biglia, protagonista di una partita da capitano vero, per tecnica, tattica e soprattutto cervello. Era il terzo cambio. Al 30′ si è fatto male Lulic che è rimasto in campo per scommessa. L’ultima carta di Spalletti è stata Totti a 10 minuti dall’inizio di un incubo. Così alla fine in campo c’era anche il capitano, perché, da capitano, potesse prendersi le responsabilità di altri.
