Non passerà alla storia come il Gerd Muller campano, ma di sicuro Marco Borriello lascerà a Roma un buon ricordo di se stesso. Arrivato a fine estate 2010, dopo una prima giornata in cui andò in campo, per l’ultima volta, con la maglia del Milan, all’esordio di un campionato che al Milan, in extremis, stava regalando, per gentile concessione di Berlusconi, sia Robinho sia Ibrahimovic. Lui partecipò alla partita vinta quattro a zero con il Lecce, poi, preferendo la Roma alla Juventus, si trasferì nella capitale, per mettersi al servizio di una squadra in evidente difficoltà, nonostante la stagione precedente avesse lottato fino all’ultimo respiro per il titolo con l’Inter dei record, l’Inter di Mourinho. Ranieri al comando (?), lui a segnare gol con medie impressionanti per mezzo campionato, la Roma che si toglieva da varie vicissitudini grazie alle sue marcature.In mezzo un carattere forte, una personalità spiccata. Ma come? Uno bello così che gioca bene a pallone? Perché per certi immaginari carriera dovrebbero farla solo i Luca Fusi e i Nando De Napoli.

Borriello è bello, può consumare donne altrettanto belle in quantità industriale, ma fa il professionista. Si allena. Gioca. Segna. Poi la Roma salta in aria, lui cade in disgrazia tecnica, Montella, che sostituisce Ranieri, ridisegna la squadra sul ritrovato Totti. Borriello gioca poco, e ritrova il gol nell’ultima, inutile, recita, contro la Sampdoria. Poi arriva Luis Enrique e ci si chiede: cosa c’entra Borriello con i suoi intendimenti tattici? Sabatini al pronti via, lo definisce ‘un problema’. Poi parzialmente ritratta. L’attaccante si mette a disposizione, è tra i primi a credere nel nuovo progetto tecnico. Alla prima amichevole gioca attaccante di destra e sembra possa adattarsi, poi piano piano, tra l’arrivo di un Bojan e un’amichevole sotto tono, perde posizioni. La Roma lo mette sul mercato, e se si fosse qualificata in Europa League lui non sarebbe potuto andare in squadre che giocano le coppe, perché entra per uno spezzone contro lo Slovan Bratislava e chi può permettersi Borriello non lo prenderebbe mai non potendolo impiegare in Europa. La Roma esce malamente con gli slovacchi, ma a quel punto è lui a puntare i piedi. Perché mancano pochi giorni alla chiusura del mercato estivo e perché crede che nella Roma possa ancora esserci spazio per lui. Titolare, però, solo contro il Siena. Nel frattempo, per quanto a volte esageri con le esternazioni (i venticinquemila gol), lega con tutti o quasi tutti i componenti dello spogliatoio, da Totti a De Rossi fino a Rosi.

La storia recente è quella degli ultimi giorni. Osvaldo tatticamente è utile al gioco di Luis Enrique. Borriello no. Valigie sulla porta. Lo rivuole il Genoa, si spara il nome della Juventus. Borriello diventa l’ennesimo grimaldello per sfondare la porta della tanto mal sopportata Roma americana. Ma come? Si va a rafforzare proprio la Juventus? Luis Enrique è così incompetente da non vedere uno dei più forti bomber italiani? Grimaldello. Come se un paio di titoli di quotidiani sportivi certificassero già il buon esito di una trattativa di fatto, al momento, neanche abbozzata. Già. Perché usato come pretesto per gettare ombre su chi lavora a Trigoria. Borriello è diverso. Si è reso conto di non potere avere più spazio. E non si cura, bontà sua, di chi lo utilizza come leva. Per questo gradirà sicuramente l’in bocca al lupo dei suoi tifosi, ancora per poco, romanisti, che hanno apprezzato il professionista e l’uomo, sempre disponibile. Andrà via. Niente più allenamenti al Fulvio Bernardini. Un anno e mezzo per lasciare un buon ricordo. Sperando che siano finiti i tempi in cui chi lasciava la Roma era necessariamente un traditore. E auspicando che non si apra una nuova era, quella secondo cui qualsiasi giocatore parta dalla Roma, non diventi un pretesto per massacrare le scelte della società.

TeleRadioStero.it – Augusto Ciardi