Bonato: “Di Francesco lavora bene sotto tanti aspetti. La piazza di Roma è particolarmente calda e passionale, ci vuole pazienza”

Nereo Bonato, 53 anni, ex direttore sportivo del Sassuolo di Di Francesco, ha rilasciato alcune dichiarazioni al Match Program della società giallorossa. Queste le sue parole:

Con Eusebio è legato da tanti ricordi.
Beh, sicuramente. Abbiamo vissuto insieme la promozione in Serie A nella stagione 2012-2013 vincendo il campionato di B. Ci proponevamo come una società con ambizioni e anche la permanenza stabile del Sassuolo nel massimo torneo lo ha dimostrato.

Come arrivaste a scegliere Di Francesco come allenatore?
Il suo profilo rispondeva perfettamente alle nostre esigenze. Veniva dall’esperienza poco positiva a Lecce, dunque aveva voglia di ripartire con un progetto serio. Noi avevamo bisogno di un allenatore che proponesse un calcio godibile e che facesse maturare i giovani. Lui non solo riuscì a fare tutto ciò, ma ottenne anche risultati importanti. Aiutato anche da una struttura societaria molto organizzata, sbagliammo pochissimi acquisti in quel periodo.

Però esoneraste il tecnico in corso d’opera al primo anno di Serie A, salvo poi richiamarlo dopo cinque partite.
Eravamo in un momento complicato e questo Di Francesco lo sapeva. Avevamo ottenuto 5 sconfitte in 6 partite. A Livorno, in un confronto diretto, perdemmo male. Serviva una scossa, dare un segnale alla squadra. Con Malesani non arrivò, così pensammo di richiamare Eusebio. Forse fu un errore nostro, però servì anche questo per ritrovare la strada giusto.

E arrivò la salvezza.
Sì, in quel periodo lontano dalla squadra, Di Francesco ebbe modo di capire a distanza quali fossero i reali problemi e come intervenire. Tornò più carico che mai, tanto che fu determinante per l’ottimo finale di stagione. Eusebio lavora bene sotto tanti aspetti.

Se dovesse indicarne uno in particolare?
Sul campo propone tante esercitazioni durante gli allenamenti. Intensità e pressione alta sono i principi che cerca di trasmettere sempre. Poi, con i giocatori sa interagire stabilendo un rapporto umano.

S’è fatto un’idea delle difficoltà che sta attraversando nella Roma di oggi?
Ci sono una serie di motivazioni da tenere in considerazione. Il mercato, che ha portato tanti nuovi giocatori in rosa, e gli infortuni. Ci vuole tempo, pazienza, ma mi rendo conto che non è semplice. La piazza di Roma è particolarmente calda e passionale. E poi, mi faccia aggiungere una cosa…

Prego.
I risultati – nonostante le difficoltà elencate – non sono stati negativi. In Champions è agli ottavi di finale contro un avversario giocabile. La Coppa Italia deve ancora iniziare e in campionato ha la vista sul quarto posto. Basta chiudere al meglio questo 2018.

A cominciare da Roma-Sassuolo.
Non sarà una facile per i giallorossi. La formazione di De Zerbi è in salute, gioca bene ed è divertente da vedere. In questa stagione ha sempre fatto prestazioni di livello, poi i risultati non sempre gli hanno reso giustizia. Ha peccato di qualche errore di gioventù. E vale anche per la Roma.

Spieghi meglio.
Quando hai tanti giovani in rosa, devi dar loro modo di giocare e sbagliare. Vale per il Sassuolo, ma vale anche per la Roma di quest’anno. Vedete l’evoluzione di questa stagione. Kluivert, Zaniolo e Cristante – ad esempio – hanno iniziato con qualche difficoltà, poi con il tempo si sono affermati. Non si può avere tutto e subito.

È vero che era stato contattato per entrare nello staff di Monchi?
Sì, parliamo di un annetto fa. Attraverso la conoscenza con Di Francesco, ebbi una chiacchierata molto cordiale con il direttore sportivo Monchi. Fu un primo approccio, poi non se n’è fatto più nulla e ognuno ha preso le proprie strade. Pazienza, cose normali in questo mondo.

Cosa s’aspetta nel 2019?
Mi auguro di rientrare, sono alla ricerca di un progetto importante, in una società che voglia creare qualcosa di duraturo. Nel frattempo mi tengo aggiornato, continuando nel mio studio sul calcio internazionale. Ho un bagaglio a disposizione importante, creato con le esperienze al Sassuolo e all’Udinese. La prima mi ha permesso di conoscere il calcio partendo dal gradino più basso fino ad arrivare in Serie A, mentre il club bianconero mi ha dato la possibilità di entrare in un’ottica cosmopolita, in contatto con tante mentalità diverse.

PER APPROFONDIRE LEGGI ANCHE

I più letti