Il Tornatora

Roma, l’unità anti crisi

di Redazione

Il picco della Roma, nel tris di successi consecutivi, martedì sera contro il Viktoria Plzen in Champions. In ordine cronologico, dopo le vittorie contro il Frosinone e la Lazio, l’ultima è stata la migliore prestazione dei giallorossi. Gol e finalmente spettacolo. Di Francesco, in 7 giorni e 3 partite, ha riqualificato il suo gruppo che, fino a Bologna e quindi nelle prime 6 gare stagionali è stato spesso irriconoscibile. Senza gioco, identità e anima. I numeri nella settimana della resurrezione coprono definitivamente la crisi: 12 reti realizzate (media di 4 per ogni match) e 1 incassata. Come riporta Il Messaggero, Di Francesco ha dovuto rinunciare al 4-3-3 per andare incontro ai suoi giocatori e per metterli a loro agio riproponendo il 4-2-3-1. Di qui la svolta, chiamando in causa gran parte dei giocatori della rosa.

GLI EQUIVOCI E ALIBI ELIMINATI DA TRIGORIA – Il comportamento da squadra e non l’interesse per il singolo. Di Francesco, senza guardare in faccia nessuno, è andato avanti per gradi, affrontando ogni situazione in prima persona. E’ intervenuto già prima delle 2 sconfitte di fila, nelle trasferte di Madrid e Bologna. Si è rivolto ai più giovani, spiegando loro che l’allenamento ha la priorità sulla partita. Ha parlato con i senatori dopo la sconfitta contro il Real. Ha piazzato Pastore nel ruolo di trequartista per non concedergli più alibi e Nzonzi accanto a De Rossi per evitare che il dualismo danneggiasse la Roma. A ognuno il proprio ruolo, senza più equivoci. 

PELLEGRINI, SIMBOLO DELLA RIVOLUZIONE – Dai senatori ai giovani, il testimone è passato di mano nel derby. Il simbolo è Lorenzo Pellegrini, il trequartista che non ti aspetti. L’intuizione di alzarlo subito dietro a Dzeko ha spinto la squadra fuori dal tunnel. Lorenzo ha il dinamismo del centrocampista, la qualità del rifinitore e la tigna del romanista. E ha soprattutto la personalità necessaria per quel ruolo. Adesso è al centro del gioco, l’assenza di Pastore lo ha avvantaggiato. Così come lo stop di De Rossi ha riportato in quota Cristante. Spalla di Nzonzi e comunque regista pure lui. La mossa, dettata dall’emergenza, ha pagato.

DZEKO, GRANDE CAPO DELLA BANDA DEL GOL – I 3 gol di Dzeko, centravanti ritrovato contro il Viktoria Plzen dopo 43 giorni di digiuno, non devono trarre in inganno. Kluivert, baby bomber della storia giallorossa in Champions, è appena diventato l’11° marcatore stagionale. La Roma di Di Francesco ha dunque più di una soluzione per dare un senso al suo tiro al bersaglio. Se il coro è intonato, gol per tutti i gusti. I giallorossi colpiscono su palla inattiva, dentro l’area e anche fuori, di testa e ovviamente di piede. Dzeko, però, resta il totem. L’allenatore, anche se ultimamente al centravanti manca il sorriso più dell’ispirazione, non può farne a meno. L’unica alternativa, del resto, è Schick che più svogliato non si può. A ruotare saranno gli esterni alti.