Alberto Orlando: “Il Derby è la vita. Io non tifo per la Roma: io sto male per la Roma”

 

La Roma ha intervistato Alberto Orlando, ex calciatore che esattamente 60 anni fa ha partecipato a un derby storico: Lazio-Roma 0-4. Lui, l’artefice del quarto gol nonostante uno stiramento all’inguine, ha rilasciato queste dichiarazioni:

Cosa ha rappresentato la Roma per lei?

Sono un figlio della Roma. La Roma mi ha insegnato ogni cosa. Ma penso di essere stato fortunato, sono cresciuto in un vivaio di romani: De Sisti, Leonardi, Menichelli, Scaratti. Tutta gente arrivata in Serie A. Eravamo uniti. Ci sentivamo forti. La romanità è un valore incredibile: noi sapevamo cosa significasse vincere il Derby.

E cos’è il Derby?

Il Derby è la vita.

Che giocatore è stato Alberto Orlando?

Un uomo che per la Roma si è adattato a ricoprire un ruolo non suo. Io ero un centravanti, ma l’arrivo di Manfredini e il declino di Ghiggia mi costrinsero a spostarmi all’ala destra. Ho obbedito ai miei allenatori. E la dimostrazione che io fossi una prima punta sono stati i 17 gol in 32 partite segnati con la Fiorentina guidata da Chiappella. Quella stagione (1964-65, la prima dopo l’addio alla Roma, ndr) vinsi il titolo di capocannoniere in coabitazione con Sandro Mazzola. Chi non ha giocato a pallone non si rende conto dei problemi che può incontrare un calciatore quando si trova in una zona del campo alla quale non è abituato.

Anche perché era un calcio diverso da quello attuale.

Certo. Oggi si parla di prima punta, mezzapunta, trequartista: giocano a dieci metri di distanza uno dall’altro. A quei tempi non era così. La distanza tra le due ali e il centravanti era di trenta metri. Però la Roma mi ha cambiato l’esistenza: io venivo da una famiglia povera. E nella Roma prendevo mille volte quello che guadagnava mio padre. Anche se per i giornali dell’epoca ero sempre tra parentesi.

Tra parentesi?

Nelle formazioni che si facevano nel precampionato non figuravo mai tra i titolari. Mai. E invece nei miei anni romanisti lo sono sempre stato. Non sono stato mai una riserva. Io lottavo per quella maglia. Mi allenavo da solo prima ancora che iniziasse il ritiro estivo. Ecco, questo era Alberto Orlando.

Il romano Orlando di quale quartiere è?

Sono nato a Tor Pignattara. Vivo a Ferrara perché ho sposato una ferrarese, che mi ha dato due figli meravigliosi. Ora mi godo i miei tre nipoti.

Sanno chi è stato il nonno? 

Lo hanno scoperto con gli anni. Uno di loro si chiama come me: Alberto Orlando. Ha 12 anni e gioca nella Spal.

Qual è stato il compagno di squadra più forte che ha avuto?

Sono due: Lojacono e Da Costa. Ma ho avuto l’onore di giocare con tanti mostri sacr.

Un altro dolore deve averlo provato lasciando la Roma.

Fui venduto alla Fiorentina e nel primo Fiorentina-Roma sarebbe stato meglio che fossi rimasto a casa. Era troppo forte l’emozione per la divisa che avevo indossato per molti anni. Non mi vedevo con un’altra maglia. Il primo tempo non toccai palla.

Da questa intervista emerge il suo grandissimo tifo per la Roma. 

No, io non tifo per la Roma: io sto male per la Roma. La Roma è tutto.

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