
Corriere dello Sport (R.Maida) – Differenze paradossali: un gol ogni 60 minuti, due nei primi due derby giocati, nella stagione in cui complessivamente ha raccolto 10 reti nel suo frantoio. Invece poi, in altre tre occasioni per infastidire la Lazio, è sempre rimasto senza segnare, nonostante un contorno di 35 gol complessivi che hanno fatto respirare la Roma. Edin Dzeko riparte da lì, nel duello con Immobile che lo premia in termini assoluti (25 gol a 20 nella classifica di Serie A) ma non nei duelli faccia a faccia, con la tensione che lo accompagnerà verso il famoso record non stabilito a Pescara.
RINVIO – Magari è stata solo suspense, come gli hanno ricordato alcuni compagni: aspettava la Lazio, e un derby che può determinare tantissimo nella corsa alla Champions League, per raggiungere la fatidica quota 36, che è il suo massimo di sempre. Centrare l’obiettivo contro la Lazio, con la Curva Sud piena, gli consentirebbe di dimenticare questi giorni delicati.
CARICA – A Pescara ha insultato Spalletti, accusandolo di essere «furbo ancora», ma in settimana ha detto in un’intervista di dovergli molto. Dzeko ha capito, al di là della multa che è stato obbligato a pagare secondo regolamento interno, che certi gesti di nervosismo non sono nobili in una fase decisiva del cammino. Per la Roma e anche per lui, che a 31 anni vorrebbe riassaporare l’aroma della Champions League. Ha spiegato all’allenatore i motivi dello sfogo: non gli era stato spiegato che per motivi fisici, a valle del tappone dolomitico con le tre cime Lazio-Milan-Juve, fosse opportuno tirare il fiato negli ultimi minuti. L’allenatore da parte sua lo ha tranquillizzato, rinnovandogli la fiducia, e annunciando già in sala stampa lunedì sera che lo avrebbe rimesso al centro dell’attacco in occasione del derby.
PRESENTE – Dzeko ha accettato i rilievi disciplinari, pur riconoscendo che certi malumori sono dovuti alle tante situazioni di “confronto” con Spalletti, che per solleticarne l’orgoglio di rivalsa l’ha spesso criticato nelle conferenze stampa. Dzeko da parte sua non ha mai detto una parola fuori posto e, fino alla sfuriata di Pescara generata dalla sostituzione con Grenier, non aveva mai manifestato in pubblico la sua insofferenza. Resta il fatto che i due, Spalletti e Dzeko, continueranno a spingere la canoa nella stessa direzione, sperando di sfruttare la corrente a favore per ritrovarsi a fine campionato al secondo posto. Cosa possa accadere dopo, tanto all’allenatore che non ha sciolto le riserve sul futuro quanto a Dzeko che ha un’offerta interessante dal Milan, oggi non è dato sapere.
ASSALTO – Del resto è una partita riempita dai nomi con il punto interrogativo. A cominciare dal capitano e dal vicecapitano: se neppure Totti e De Rossi, a cinque giornate dal traguardo, hanno assimilato la consapevolezza che questo sia l’ultimo derby, è difficile prevedere il resto. Da Manolas a Szczesny, da Nainggolan a Salah, ogni discorso legato alla prossima stagione verrà affrontato a tempo debito. Più urgente è la questione dei gol che nessuno meglio di Dzeko, a segno in 19 partite diverse di campionato, cioè un girone intero, è in grado di addomesticare. Basta ricordarsi dei derby dell’anno scorso.