Psg, croce e delizia: il nodo è stato il cambio di modulo

di Redazione

Corriere Dello Sport (V.Clemente) – Il suo Siviglia ha fatto la storia recente del calcio europeo conquistando per tre stagioni consecutive l’Europa League, tanto che Unai Emery attraverso la sua filosofia di gioco si è conquistato l’appellativo de ‘El Maestro’, con tanto di biografia che ha scalato velocemente le classifiche. Eppure il tappeto rosso che gli era stato srotolato al suo arrivo a Parigi non è bastato per fargli vivere una stagione serena con la squadra della capitale francese. Dopo l’epoca di Laurent Blanc, ma soprattutto quella di Zlatan Ibrahimovic, al Psg era necessario rifondare totalmente le basi del gruppo, in modo da permettere alla società di raggiungere quegli obiettivi europei (in primis il passaggio dei quarti di finale di Champions, zoccolo duro dal periodo di Ancelotti) tanto agognati attraverso una nuovo approccio tecnico e tattico. La storia però è stata diversa, nonostante la bella vittoria che aveva inaugurato la stagione nella Supercoppa contro il Lione (4-1), con lo stesso Emery più volte sul banco degli imputati.

RETICENZE – A livello superficiale è stato semplice addossare le colpe al tecnico basco, soprattutto perché il suo palmares, per quanto importante, non gli dava il vantaggio dello status d’intoccabile e in Francia l’arrivo di un tecnico straniero difficilmente viene accolto in maniera positiva (basti pensare alle critiche collezionate anche da Leonardo Jardim), ma tra le ‘voci di corridoio’ e un’analisi tattica fatta sull’approccio di diverse partite la realtà ha dato risposte molte più complesse. Il Psg era infatti abituato a giocare con un unico modulo, il 4-3-3, con cui Blanc si era imposto senza difficoltà sul suolo nazionale ma che aveva dato non pochi problemi in Champions. Emery dal canto suo ha cercato proprio d’andare a lavorare, con il suo solito entusiasmo, sulle opzioni del Psg, cercando di sfruttare al meglio le qualità dei giocatori a disposizione, rispettando ovviamente il suo credo offensivo. Così è nata la diatriba tra il 4-3-3 (modulo tuttavia più congeniale alla squadra per abitudine) e il 4-2-3-1 ricercato da Emery: il tecnico basco infatti nella sua rivoluzione ha cercato di dare una nuova spinta verticale alla squadra parigina, richiedendo lavoro e sacrificio durante la settimana con doppie sedute che hanno sia dato una scossa alla rosa del Psg ma allo stesso tempo non è stata facile digerire. Il lavoro tecnico, tattico, le lunghe sedute video hanno rallentato in qualche modo il percorso della squadra della capitale francese, ma contemporaneamente sono state necessarie per dare ai suoi uomini delle chiavi importanti per progredire. E’ chiaro che la sconfitta choc di Barcellona ha rimescolato le carte, ma a discolpa di Emery vi sono state le parole di Thomas Meunier che, a caldo, aveva ammesso che il Psg non aveva rispettato il piano del suo allenatore, facendo sorgere ancora dubbi di frizioni interne. La vittoria di Coppa di Lega, ma soprattutto la qualità del gioco espresso contro il Monaco, ha rimesso in sella il tecnico basco, ma il suo futuro, come quello di diversi dirigenti parigini potrà sciogliersi solamente a fine stagione, quando sarà il fatto il bilancio di questa prima campagna tra pro e contro.