CORRIERE DELLO SPORT (Giorgio Marota) – Sindrome dolorosa cronica dell’area inguinale e pubica. Descritta così, la pubalgia appare come un mostro a tre teste, eppure degli strumenti per contrastarla esistono. Prima di Matias Soulé, sempre nella Roma, c’è chi è riuscito a trasformare la cronicità di questo infortunio in qualcosa di gestibile e sopportabile: il campione d’Italia Vincenzo Montella. Fabio Conta è l’uomo che per tanti anni si è preso cura dell’aeroplanino e ha un’idea chiara: spesso è tutta una questione di controllo, di gestione dei movimenti, evitando di sovraccaricare certi muscoli.

“Le linee guida ci dicono che bisogna rinforzare la muscolatura addominale e degli adduttori e sentiamo spesso dire che la pubalgia si cura in palestra. L’esercizio terapeutico resta il cardine del trattamento, ma il dolore è causato soprattutto da un’incapacità di gestire il corpo”. Il fisioterapista e osteopata che ha trasformato l’incubo dell’attuale ct della Turchia in un fastidio da monitorare la pensa così.

Se la pubalgia si cura in palestra, perché tanti atleti continuano ad avere dolore nonostante gli esercizi? “Spesso il problema non è la forza, ma il controllo neuromuscolare. Molti atleti non sono deboli, però hanno perso precisione, così il timing di contrazione tra addominali, adduttori e bacino non è più ottimale e il sistema diventa meno efficiente. E il carico che si aggiunge a un sistema che non controlla bene il movimento può rinforzare l’errore”.

Cosa causa, in genere, la pubalgia? “Può succedere quando l’atleta non riesce a gestire bene i carichi di lavoro. A quel punto, il fisioterapista può intervenire utilizzando tecniche manuali, anche con stimolazioni che prevedono la partecipazione attiva del paziente mediante esercizi sul lettino che richiamano il sistema nervoso ad allenare la coordinazione. Una gamba spinge da una parte e una dall’altra, ad esempio, per simulare il tiro”.

In quanto tempo guarisce una pubalgia? “Dipende dalla gravità. Con un trattamento conservativo in 2-3 mesi si passa dal dolore alla gestione. Non conosco il caso di Soulé, tuttavia se hai una zona deficitaria e non hai modo di proteggerti facendo allenamenti specifici è normale essere più esposti”.

Può diventare la causa di infortuni in altre zone? “Non vedo la correlazione tra avere la pubalgia e stirarsi un flessore. Ma può succedere che allenandosi poco ci si possa far male”.

Montella come è guarito? “Quando l’ho conosciuto ai tempi del Genoa, la sera dopo la partita non riusciva nemmeno a sedersi. Con lui queste finestre terapeutiche diventavano sempre più ampie, quindi col passare del tempo non c’era più bisogno di essere così assidui nel lavoro di stimolazione neuromuscolare. Tenevamo la pubalgia sotto controllo e con due sedute a settimana mantenevamo l’abilità nel controllare bene la zona del pube mediante l’esercizio fisico”.