Credevamo che tra Zeman e la Roma fosse finita male, e invece con lo scenario che si sta delineando, in un orizzonte neanche troppo distante, possiamo già affermare che la storia finirà anche peggio. Di divorzi, nel calcio e non, se ne vedono molti. Quello che riguarda il boemo ed il club giallorosso, poi, non è nemmeno il primo; ma la coda velenosa della vicenda punta dritta al tribunale, il rischio che la separazione si consumerà in giudizio è altissimo. La causa, è proprio il caso di dire così, è legata all’intervista rilasciata dal tecnico al Corriere dello Sport: proprio non se l’aspettavano i dirigenti romanisti, che al finale di stagione zoppicante, in cui solo l’obiettivo raggiunto della finale di coppa Italia sta tenendo a galla la nave, e alle prese per la terza estate consecutiva con la scelta della nuova guida tecnica, devono ora far fronte alle accuse di Zeman, che è tornato alla carica difendendo il proprio operato ma anche spostando il masso delle responsabilità del fallimento sulle spalle dei suoi ex dirigenti: “Non saprei dire perché sono stato chiamato, né perché mi sia stato proposto un biennale. Posso soltanto dire che soltanto dopo essere arrivato qua, e non poteva accadere diversamente, ho scoperto che tra me e chi mi aveva voluto c’erano due visioni diverse del calcio”. E’ stato il primo affondo del boemo, che poi ha ammesso: “Forse ho sbagliato nel pensare e nel credere, venendo alla Roma, che tutti avessero il mio stesso entusiasmo e la mia stessa concezione del calcio, il desiderio di vincere”. A Baldini & Co deve essere suonata più o meno così: io volevo costruire qualcosa di importante, voi non puntavate ai successi. Baipassando il virgolettato, e la gravità con la quale queste frasi sono state accolte nelle stanze di Trigoria, va ricordato che Zeman era ed è tuttora sotto contratto con la Roma, nel cui regolamento interno vige una regola sacra: le interviste si concedono solo dopo aver richiesto, e naturalmente ricevuto, il benestare della società: ironia della sorte, proprio di regole e della mancanza di disciplina Zeman è tornato a lamentarsi, citando un certo Mourinho, dalle colonne del quotidiano romano. Quanto è bastato, nel quartier generale giallorosso, per dare mandato ai legali di studiare le mosse per rescindere il contratto, sciogliendo il rapporto in maniera unilaterale, in pratica per licenziare il tecnico per giusta causa. Mossa che, peraltro, consentirebbe a Fenucci di risparmiare più di due milioni di euro, la cifra che spetta al boemo fino al 2014, fatta eccezione per l’eventuale accordo con un’altra squadra.
A Stekelenburg, De Rossi, Pjanic e Osvaldo saranno suonate le orecchie: sulla loro gestione Zeman non ha fatto un passo indietro. Parole al miele solo per Tachtsidis, Goicoechea e specialmente per il capitano: “Mi permetto di sottolineare che Totti, un uomo senza età, corre come un ragazzino. L’esempio è lui, che nonostante sia il calciatore più importante della storia della Roma, resta un modello. Il primo ad arrivare al campo, l’ultimo ad andare via: se qualcuno non l’ha seguito, non è certo colpa di Francesco”. Aveva scelto di tornare nella Capitale lasciandosi guidare dall’amore per i tifosi e per la Roma. Ora ne siamo certi: peggio di così non poteva terminare.
Umberto Ruggeri