
Corriere della Sera (L.Valdiserri) – Le chiavi del Paradiso finiscono in mano a Simone Inzaghi. La Lazio batte la Roma anche in campionato, dopo la semifinale di Coppa Italia, e lo fa in maniera ancor più netta del risultato finale. Il 3-1 dei biancocelesti, padroni psicologicamente del match per 80 minuti su 90, trascina con sé una serie di considerazioni importanti per il campionato e per il calcio che verrà. Primo: la Lazio è, insieme all’Atalanta, l’unica sorpresa di un campionato deludente per qualità e Simone Inzaghi è un allenatore di prima fascia. Secondo: la Roma dovrà difendere il secondo posto dall’attacco del Napoli, ma ha fallito ancora una volta l’esame di maturità: ieri poteva recuperare due punti sulla Juve e invece ne ha perso un altro. Terzo: la «mentalità vincente» che Spalletti avrebbe portato a Trigoria si scontra con il campo (sconfitte con Porto nel preliminare di Champions, Juve nello scontro diretto, Napoli nella gara di ritorno, Olympique Lione in Europa League, Lazio in Coppa Italia e in campionato). Quarto: la pessima prestazione di Orsato e dei suoi assistenti – e parliamo del miglior arbitro della stagione – sono la miglior pubblicità per l’introduzione della Var nel prossimo campionato. Nel primo tempo è stato negato un rigore per fallo di Fazio su Lukaku (non semplicissimo da vedere senza moviola) e concesso il penalty dell’1-1 per la Roma su simulazione di Strootman (intervento di Wallace, facile da valutare).
L’olandese, che nel derby di andata era stato coinvolto in una baruffa con Cataldi, rischia una squalifica di due giornate con la prova tv. De Rossi, dopo aver segnato il rigore, si è lasciato andare a un esultanza volgare verso la panchina della Lazio e anche questo sarà valutato, ma potrebbe rientrare negli «eccessi da derby» che non mancano mai (vedi il caso dei «calzini» di Lulic). Quello che è sicuro è che contro il Milan mancherà Ruediger espulso nel finale. La Lazio è stata brava a gestire la tensione. Prima ha dovuto rinunciare a Immobile (20 gol) influenzato. Inzaghi lo ha cambiato con Lukaku, senza modificare il piano di gioco. Keita, messo prima punta, è stato un’arma letale. Poi non si è fatta innervosire dagli errori arbitrali e, nella ripresa, ha messo le mani sui tre punti. La confusione ha regnato nella Roma, che ha cambiato per tre volte la linea di difesa: a 4, poi a 3 e di nuovo a 4. Fazio, Emerson Palmieri e Bruno Peres hanno dimostrato tutti i loro limiti nella linea a 4: in occasione del primo e del terzo gol i movimenti del reparto sono stati imbarazzanti. Il gesto più bello è arrivato dopo il 90′, quando Biglia ha chiesto e ottenuto la maglia di Totti: «Per questa città il derby è importantissimo – ha detto l’argentino -, ma per me, che amo questo sport, avere la sua maglia è un regalo grandissimo. È unico nel calcio, rimarrà un fenomeno». Totti meritava più minuti e più rispetto. Sarà stato il suo ultimo derby? Molto probabile. Ma non per lui: «Chi lo dice? Gli altri? Io non dico niente».