CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – Se è vero che la Roma sa colpire nei momenti chiave, è altrettanto vero che nei momenti chiave deve imparare a non farsi colpire. Perché c’è un dato che stride: sette gol su quattordici subiti sono arrivati nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo e nell’ultimo quarto d’ora del secondo tempo. Esattamente il dove le energie calano, la partita si spezza. È in quei minuti che l’undici di Gasperini si è fatto beffare più volte, limitando però i danni. Ma la concentrazione non può mai scendere, neanche per un respiro.

Perché questa squadra incassa poco, pochissimo – nessuno ha fatto meglio in Europa – ma le poche reti subite hanno pesato. Non sono gol “statistici”, non sono gol diluiti in partite già chiuse. Otto sconfitte in campionato raccontano proprio questo: quasi ogni gol preso, dal primo al novantesimo, è stato fatale. È il paradosso di una difesa d’élite. Solida, compatta, tra le migliori del continente. Ma quando sbaglia, paga tutto. E allora contro il Napoli il messaggio è doppio: segnare per primi, sì. Ma soprattutto restare lucidi fino all’ultimo secondo. A certi livelli basta un attimo. E la Roma lo sa fin troppo bene.