Home Rassegna Stampa Pallotta. Orgoglio e speranze: «Vedrò Spalletti»

Pallotta. Orgoglio e speranze: «Vedrò Spalletti»

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Pallotta. Orgoglio e speranze: «Vedrò Spalletti»

Corriere Dello Sport (M.Evangelisti) – E’ talmente complicato, sia detto senza indulgenza, il mestiere di essere James Pallotta. Chi glielo avesse detto che avrebbe dovuto barcamenarsi tra i venti contrastanti di una bufera politica permanente, trovarsi alle prese con il timore di irritare il Movimento 5 Stelle, offendere il dignitoso Partito Democratico, mostrarsi irriconoscente verso l’ex sindaco Marino e i suoi, che ormai non stanno più da una parte e tantomeno da quell’altra. E tutto per fare qualcosa che a nominarla appare semplicissima: uno stadio per la Roma accompagnato da infrastrutture e opere commerciali.

PAROLE – Ieri reprimendo l’attacco febbrile che lo aveva colpito prima ancora dell’arrivo in Italia (e gli ha precluso l’Olimpico giovedì sera) e portandosi dietro la scatola di medicinali ha tentato di gettare un ponte tra il Comune a guida 5 Stelle appunto e la Regione Lazio a maggioranza Pd, scoprendo che è parecchio più difficile che costruire i ponti veri tuttora previsti dal progetto di Tor di Valle rinnovato e ridotto. Comunque ci ha provato e a parole ci è anche riuscito. In Campidoglio la mattina, alla Garbatella il pomeriggio, due colloqui abbastanza brevi, tre quarti d’ora il primo, una mezz’ora il secondo. C’era solo da capire se qualcuno avesse intenzione di porre ulteriori ostacoli lungo una strada che già appare dura e lunga di suo.

SFORTUNA – Ne parliamo sotto. Qui basti dire che ha ricevuto in omaggio parole, come si raccontava, e non ha potuto fare altro che filtrarne gli aspetti positivi: «L’incontro con il sindaco Virginia Raggi è andato molto bene, il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e l’assessore al territorio Michele Civita sono stati sempre incredibili. Buffo dirlo ma non è cambiato nulla da quando abbiamo cominciato a discutere dello stadio, noi abbiamo fatto tutto correttamente, rispettiamo la tabella di marcia, siamo nei tempi previsti e spero sia la volta buona, speriamo di posare la prima pietra alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo. La costruzione durerà 26-28 mesi. Il progetto è molto migliorato sul piano ambientale, dell’opera sarà felice l’intera città. O forse l’85% della città». Quindi c’è l’omaggio galante e politico alla Raggi, c’è il dare di gomito alla Regione e c’è l’ironia su chi tifa contro la Roma. Very well. Ma in attesa di questo stadio (che, pure se si rispettassero i tempi dettati da Pallotta, non potrebbe arrivare prima della stagione 2020-21) la Roma è qui e ora. Fuori dell’Europa League, per dirne una. A sentirlo, Pallotta non se l’è presa più di tanto: «Mi dispiace aver dovuto vedere la partita con il Lione in albergo, per via dell’influenza. Però sono orgoglioso di come la squadra ha lottato fino all’ultimo. Ha giocato novanta minuti e più come mai l’avevo vista giocare prima, probabilmente. Abbiamo avuto sfortuna in un paio di occasioni, abbiamo colpito una traversa».

L’UOMO DI BOSTON – Insomma, un club con i piedi incastrati che non riesce a crescere significativamente e semmai rischia di affondare in una crisi di identità con l’eventuale addio di Luciano Spalletti. Per il quale Pallotta non spende molte frasi: «Di sicuro ci incontreremo, ne parliamo la prossima settimana». Programma confermato dallo stesso Spalletti: «Io e il presidente Pallotta ci dobbiamo ancora incontrare. Discuteremo nei prossimi giorni. Il rinnovo dipende sempre dai risultati, in questo ambiente». Pallotta in realtà andrà allo stadio domani per la gara con il Sassuolo. Poi dovrebbe passare per Trigoria e infine chiudersi per un paio di giorni nello studio legale di fiducia della società. Tornerà negli Stati Uniti a metà della settimana prossima. Qui a Roma si sente osservato. Ieri appena arrivato davanti al palazzo della Regione è stato riconosciuto e avvicinato da un appassionato di basket, che si è fatto autografare un pallone. Ma chi è quello? ha chiesto una signora al tifoso. James Pallotta, quello dei Boston Celtics, la risposta. Dev’essere stata la prima volta da giorni che Pallotta si è sentito a casa.