Lotito indagato per tentata estorsione

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Il Tempo (I. Cimarrusti) – Minacce e pressioni su dirigenti e squadre di Lega Pro. Claudio Lotito, consigliere della Federazione italiana giuoco calcio e presidente delle società calcistiche Lazio e Salernitana, finisce nel registro degli indagati per tentata estorsione.

L’inchiesta è della procura della Repubblica di Napoli, che avrebbe svelato un supposto meccanismo teso a «all’approvazione del bilancio consuntivo 2014 della Lega Pro», che gli avrebbero consentito una «posizione di forza» nella Federazione. Ieri, su mandato dei pubblici ministeri, gli agenti della Digos hanno passato al setaccio gli uffici di Lotito, quelli della Federcalcio e la sua abitazione romana. Perquisizioni, alla ricerca di documenti utili all’accertamento dei fatti, sono state eseguite anche presso gli uffici del presidente della Figc Carlo Tavecchio e del presidente della Lega Pro Mario Macalli, i quali non sono però indagati. La vicenda nasce dalla denuncia del direttore generale dell’Ischia calcio, Pino Iodice, che a febbraio scorso diffuse una conversazione telefonica registrata all’insaputa di Lotito. Iodice è stato sentito più volte dagli inquirenti, che hanno ascoltato anche diversi dirigenti di altre società di Lega Pro, ritenuti «ribelli» rispetto agli attuali assetti di potere. Tanto che nel provvedimento i magistrati scrivono che vi sarebbe un «consistente numero di società vittime di un meccanismo intimidatorio». Stando all’accusa, come riportata nel capo d’imputazione, Lotito avrebbe commesso una tentata estorsione.

In particolare, «perché mediante minacce implicite o esplicite, poneva in essere atti univocamente diretti a costringere alcuni dirigenti delle squadre professionistiche iscritte al campionato di Lega Pro a votare, all’esito della seduta assembleare finalizzata ad approvare il bilancio consuntivo 2014, in senso favorevole alle sue richieste e comunque in senso favorevole all’approvazione del bilancio». Secondo la Procura della Repubblica di Napoli, «richieste che rientravano in un più ampio disegno strategico, finalizzato ad acquisire, nell’ambito della Federazione italiana giuoco calcio, sia nella Lega di Seria A sia in quelle minori, una posizione di forza e di vantaggio, anche economicamente valutabile, in favore della società di calcio a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tra cui la Ss Lazio e la Us Salernitana 1919». L’ipotesi sulla quale i magistrati contano di trovare prove è che avrebbe compiuto «minacce consistite nell’alludere e nel rappresentare espressamente di essere in condizione di influenza gli organi competenti alla corresponsione dei contributi federali, imponendo a costoro di non corrisponderli alle società che si sarebbe opposti alle sue richieste o, comunque, di corrisponderli in tempi non compatibili ad evitare per le società interessate un rischio di crisi economica». Inoltre, nell’atto si legge che queste «minacce» avrebbero avuto lo scopo di «costringere i dirigenti dell’Ischia Isola verde calcio, e di altre società di Lega Pro, all’approvazione del bilancio consuntivo 2014 della predetta Lega, e comunque a fornire sostegno all’attuale struttura di governo della stessa lega».

L’iniziativa adottata dalla Procura viene motivata con l’intento di «verificare se il presidente Lotito, in forza dell’appoggio elettorale garantito all’attuale presidente federale Carlo Tavecchio, abbia ricevuto vantaggi, anche economicamente valutabili», e «una posizione di controllo da indurre i suoi interlocutori a ritenerlo in grado di condizionare la tempistica delle corresponsioni dei contributi federali». Vogliono in particolare capire se abbia usato lo strumento dei finanziamenti alle società per acquisire e consolidare potere nell’ambito di Federazione e Lega. Scrivono infatti gli inquirenti che occorre verificare eventuali «vantaggi anche economicamente valutabili e comunque un trattamento preferenziale» tanto da far assumere a Lotito «una posizione di dominio sostanziale anche nelle leghe inferiori o comunque una posizione di controllo da indurre i suoi interlocutori a ritenerlo in grado di condizionare la tempistica delle corresponsioni dei contributi federali e, quindi, ad assecondare per ciò solo le sue richieste e i suoi desiderata in relazione alle decisioni assembleari».

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