Home Rassegna Stampa La Roma ricorre al Tar. Raggi: “Il nuovo vincolo pesa sul dossier stadio”

La Roma ricorre al Tar. Raggi: “Il nuovo vincolo pesa sul dossier stadio”

0
La Roma ricorre al Tar. Raggi: “Il nuovo vincolo pesa sul dossier stadio”

La Repubblica (M.Favale) – I “proponenti“, come si definiscono in burocratese la Roma e il costruttore Luca Parnasi, sono su tutte le furie: «Avvieremo ogni possibile azione a tutela del nostro progetto, di tutti gli investitori e pubblici azionisti della As Roma e naturalmente di tutti i tifosi che in queste ore non comprendono iniziative talmente intempestive da apparire quantomeno ostili». Virginia Raggi, dal canto suo, ripete come una mantra: «Vogliamo che la Roma abbia uno stadio ma nel rispetto della legge» ma deve ammettere che «vi sono nuovi elementi che incidono sulla valutazione e realizzazione del progetto». L’avvio del procedimento di vincolo sull’ex Ippodromo di Tor di Valle, l’opera disegnata dall’architetto Julio Lafuente per le Olimpiadi di Roma del 1960 (location del famoso film “Febbre da cavallo”), arriva come un macigno sulla già tortuosa strada verso la costruzione del nuovo stadio della squadra giallorossa. Proprio il “Colosseo moderno” progettato da Dan Meis dovrebbe prendere il posto dell’impianto attuale che la Soprintendenza all’Archeologia, alle Belle arti e al Paesaggio di Roma vuole ora preservare con una tempistica che i “proponenti” giudicano addirittura «ostile».

Di più: su quelle tribune che l’ufficio territoriale del ministero dei Beni culturali considera «all’avanguardia per l’epoca» della sua costruzione (1959), secondo la Roma e Parnasi nessuno finora aveva mai sollevato questioni. In una nota, oltre a preannunciare un ricorso al Tar (che verrà presentato già domani), fanno presente che «fin dal progetto preliminare dello Stadio, presentato al Comune nel maggio 2014 e sottoposto al controllo preventivo delle autorità coinvolte, è stata prevista la demolizione dell’ex Ippodromo». Non solo: viene segnalato che il 18 novembre 2014, un parere della stessa Soprintendenza archeologica chiedeva di «indicare i criteri della sostituzione con demolizione dell’Ippodromo». Come a dire che anche da quegli uffici si dava per scontato l’abbattimento dell’opera che, ricorda oggi la Roma, «contiene parti in amianto». La versione della soprintendente Margherita Eichberg è completamente diversa: «Non ci siamo svegliati ora. È dal 2014 che diamo pareri di forte criticità a cui non è seguita alcuna revisione progettuale. Non siamo i burocrati che si mettono di traverso». Eppure quell’atto suona come un altolà al progetto. Perché non ci sono solo le tribune da proteggere: la Soprintendenza, infatti, avanza anche una «tutela indiretta» sull’area circostante che confligge con la costruzione delle tre torri da 200 metri disegnate da Daniel Libeskind e del business adiacente previsto nel disegno originario. Quello sul quale, in queste settimane, va avanti non senza intoppi la trattativa col Campidoglio a trazione 5 Stelle.

Il fronte dei consiglieri scettici allo stadio, specie dopo l’addio dell’ex assessore Paolo Berdini, rafforza le sue convinzioni dopo il parere della Soprintendenza. Bisognerà vedere se si lasceranno convincere da Beppe Grillo, sostenitore del progetto, che domani sarà nella capitale. E mentre la Roma si dice pronta «a riqualificare le tribune, conservandone una parte in un’area dedicata», sulla vicenda pende la variabile tempo: il 3 marzo si riapre la conferenza dei servizi. In quella sede lo Stato esprimerà un parere unico per tutte le sue articolazioni. Non è detto, insomma, (come spera il fronte pro-stadio) che a prevalere sia la posizione della Soprintendenza.