La Gazzetta dello Sport (P.F. Archetti) – La lunga pausa è un viaggio nell’incognito, anticipa i bilanci, spacca la stagione in parti non uguali. Tra Roma e Torino, è la prima ad avere bisogno della sosta perché è più stanca e nervosa. La Roma ha due punti in più dell’anno scorso, alla quindicesima giornata. Però allora era quinta mentre ora è settima.
Nelle ultime tre partite ha raccolto due punti e quello di ieri è stato un mezzo miracolo, arrivato al 94’ e possibile soltanto grazie all’ingresso di quel gran artista di Paulo Dybala. Il suo doveva essere un test per il Mondiale, è diventata un’operazione di salvataggio. E il Toro vede ancora sfumare il bottino nel finale: sono inoltre cinque i punti persi dai granata in trasferta, quando erano in vantaggio.
Secondo la consueta sceneggiatura calcistica che vede gli ex diventare idoli per i nuovi tifosi, quando incontrano la squadra del passato, Andrea Belotti si presenta sul dischetto del rigore a 90’ già scoccato, sullo 0-1. Palo, Gallo nell’abisso dell’umore nero, a zero gol a Roma, e tutti che si chiedono perché non abbia tirato Dybala. Semplice, perché il rigorista della Roma si era infortunato proprio calciando un rigore, contro il Lecce. E non vuole rischiare di vedere Doha in cartolina. Anche su questa partita, come in tante nel resto d’Europa, aleggia l’effetto Mondiale.
