Il Tornatora

Il campionato dei suicidi e degli esoneri

di Redazione

Il Tempo (G.Giubilo) – Brutti tempi per chi avrebbe voglia di lavorare e si trova in mezzo a una strada. Qualcuno se la cerca, la strada, come Daniele De Rossi, certamente cosciente di essersi procurato un periodo di riposo neanche tanto breve. Ma intanto le panchine degli allenatori diventano una sorta di letto di Procuste, sul quale nessuno amerebbe sdraiarsi. Da posizioni di comando, i sedili degli allenatori si trasformano in postazioni scomode, dalle quali sfuggire per cercare più confortanti sistemazioni. Saltano teste illustri, ma è sorprendente che a pagare sia soprattutto Montella, messo alla porta da una società che non è molto propensa a licenziare i propri dipendenti. Il tecnico, che ha già guidato formazioni non facili come la Roma, si ritrova improvvisamente senza lavoro. E non ha nemmeno l’alibi dell’antipatia nei suoi confronti da parte del reale patron del Milan. Che, del resto, non era stato mai per lui un punto di appoggio, prima ancora dell’arrivo della legione cinese. L’addio a Montella è lo specchio degli strani cambi di umore da parte dei dirigenti. Il Milan si è liberato di un tecnico che non aveva particolari responsabilità nel cammino dei rossoneri.

Forse i risultati erano inferiori alle attese, ma non giustificano il cambio in corsa effettuato da una società che non sta deludendo in quanto a investimenti, ma ha avuto certamente la pecca di caricare di pressioni l’allenatore, non concedendogli l’attenuante del tempo, necessario a sistemare una rosa cambiata fin troppo profondamente. Ci sono altre vittime, forse meno illustri, ma di esperienza collaudata, come Bucchi, che ha perso il suo posto a Sassuolo, nonostante Squinzi non sia mai stato un mangia-allenatori. Sorprendente anche il congedo forzato imposto dall’Udinese a Delneri, che in Friuli aveva ben figurato l’anno scorso. Le panchine stanno diventando per i loro titolari una sorta di graticola, sulla quale è difficile sentirsi al sicuro, confermando la cattiva abitudine, almeno in Italia, di riversare ogni colpa per gli insuccessi sugli uomini delle panchine. Il congedo a Montella è l’episodio forse più clamoroso.