Francesco, Luciano ed Edin: il triangolo della satira

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La Gazzetta dello Sport (A.Pugliese) – Il 10 ottobre del 1978 Totti aveva appena due anni, Dzeko era ancora lontano da essere concepito e Luciano Spalletti giocava nella Volterrana, onesto centrocampista di Promozione. Lo stesso giorno, invece, Renato Zero lanciava il suo nuovo 45 giri, «Il Triangolo», roba che oggi più vintage non potrebbe essere, nell’era di Twitter e Facebook. Tranne però ieri, quando sui social proprio di questo si parlava: Totti, Edin e Luciano, il triangolo giallorosso, anche se poi per giocare a carte manca sempre il quarto. E poi sarà, ma «tutta ‘sta caciara pe ‘na scopetta…».

LA SATIRA – Il popolo dei social anche ieri si è schierato apertamente con Totti, rimproverando a Spalletti tempi e modi dell’uscita post-Atalanta. Ma, soprattutto, quel riferimento al presunto dualismo tra Dzeko e Totti che in tanti proprio non sono riusciti a capire né ad argomentare. Le vignette si sono sprecate, il bosniaco è diventato presto «Edin Cieco» e Totti il Gesù di turno, capace anche di miracoli impossibili come quello di ridare la vista a chi l’ha persa da tempo. Proprio come il centravanti bosniaco. Ma su Dzeko la satira virtuale si è sbizzarrita con tante altre sfumature: dal cieco accompagnato in campo da bastone e cane ad una scheda elettorale per il referendum sulle trivelle dove le croci sono segnate ovunque tranne che sul sì o sul no. E poi una porta con un portiere piazzato sopra la traversa («Me voglio levà la soddisfazione de parà un tiro di Dzeko»), una foto beffarda del sorriso di DoumbiaA Dzeko, lo facevo pure io») e alcune fotografie che raffigurano Totti e Dzeko in campo, con il bosniaco che dice al capitano giallorosso: «Come dici? La porta è quella?».

IL DUELLO – Poi, però, la satira lascia spazio alle opinioni e alle vignette e alle foto si sostituiscono i post o i tweet. Quasi globalmente schierati con il capitano giallorosso, appunto. Anche con alcune firme prestigiose. «…E poi dicono che il Capitano non deve più giocare… I fuoriclasse sono merce rara, vanno preservati!», scrive Alfio Marchini, candidato sindaco a Roma. A cui fa eco il «Totting. Il mobbing contro Totti» di Luca Telese o «Altro che cinque anni. Totti può giocarne altri dieci» firmato Gene Gnocchi. Insomma, se non è un plebiscito poco ci manca. «Magari in Russia non arrivava il segnale, ma a noi Francesco Totti ce ne ha fatte vincere innumerevoli di partite. Spesso da solo» è l’opinione invece di Luciano Nobili, esponente del Pd romano. E accanto alle prese di posizione, anche qui poi si è cercato di sdrammatizzare. Scherzandoci su. «Pare che, forse, nella mega rissa di domenica Totti abbia preso Spalletti per i capelli», scrive Marchese. A cui fa la eco ancora Gene Gnocchi: «Spalletti smentisce: “Io e Totti non siamo venuti alle mani … Solo calci e sputi”». O un molto più semplice ma ugualmente sarcastico «se siete sul Gra c’è una coda perché la macchina di Spalletti ha tamponato quella di Totti…» di Leo Turrini. Del resto, le difficoltà di Roma assomigliano proprio a quelle di Trigoria. Ataviche, a cui è dura riuscire a dare una soluzione.

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